Messico/Città del Messico  
Colectivo seis, Kababie arquitectos, Taller paralelo, Michan architecture

Pavilion () Mextrópoli

“MEXTRÓPOLI Festival de Arquitectura y Ciudad” è una manifestazione dedicata al dibattito internazionale sui temi dell’architettura, del disegno urbano, della trasformazione ambientale e socio-economica degli scenari metropolitani contemporanei e si configura come uno dei palcoscenici culturali più dinamici di tutta l’America Latina su questi temi.
La quinta edizione, che ha avuto luogo nel marzo 2018 a Città del Messico, in soli quattro giorni ha catalizzato più di cinquantamila persone tra tecnici, professionisti, amministratori, politici, studiosi, creativi e turisti, grazie al ricco menu di conferenze, seminari, percorsi guidati, mostre e momenti di pubblico confronto.
Nell’ambito dell’evento sono stati ideati e realizzati diversi interventi a cura di numerose realtà professionali locali e di fama internazionale: tra questi, rientra il Padiglione ( ) a cura degli studi Colectivo seis, Kababie Arquitectos, Taller paralelo, Michan Architecture.

Il Padiglione è stato pensato come un’occasione di profonda riflessione a seguito del terremoto che nel 2017 ha devastato i territori di San Gregorio Atlapulco Xochimilco, a sud di Città del Messico, lasciando dietro di sé una traccia indelebile di distruzione e vuoto sia fisico sia emotivo. I progettisti, con profonda sensibilità, si sono posti il quesito di come meglio ricordare l’immane tragedia e le perdite ad essa correlate e di provare a preservarne il ricordo nella memoria collettiva: il pensiero è rivolto dunque ad un’Umanità che si stringe intorno a sé stessa, che vive coralmente gli stessi dolori e che trova nell’Architettura lo strumento per scoprirsi più coesa e solidale.
Tuttavia, la commemorazione del passato non è l’unico obiettivo del progetto: il Padiglione infatti sottende un acceso incoraggiamento alla Rinascita, nella convinzione che solo una trasformazione e un cambiamento concreti possano aiutare a superare la tragedia e a riconquistare la vita con determinazione ed ottimismo. Il Padiglione è stato collocato in un’area di grande transito urbano, in Alameda Central a Città del Messico.
Un volume perfetto e apparentemente impenetrabile è squarciato da un varco che conduce all’interno di uno spazio vuoto concavo, un “cratere” che rimanda alle ferite del territorio realmente divorato dal terremoto.
In questo spazio aperto, battuto dall’accecante sole messicano, l’osservatore è portato a riflettere sui concetti di permanenza e di transitorietà: da un lato la potenza massiva della costruzione rappresentata dal solido in laterizio, che sembra quasi ontologicamente sfidare l’eternità, dall’altro il Nulla insondabile a cui tende, per ragioni intrinseche o estrinseche, ogni elemento terreno, anche quello più apparentemente “inattaccabile”.

Ma l’esperienza emozionale per il visitatore si arricchisce anche della consapevolezza che questo spazio è solo temporaneamente “come sembra”, essendo destinato a un percorso di trasformazione: dopo la breve vita nella manifestazione Mextrópoli 2018, è previsto infatti che i laterizi impiegati per la realizzazione del Padiglione verranno donati per la ricostruzione dei luoghi colpiti dal sisma, per cercare di colmare quel vuoto che là esiste ancora.
Un materiale affidabile, solido e caldo, come il laterizio, è lo strumento che caratterizza totalmente l’immagine dell’opera, dalla muratura portante dell’involucro esterno alla cavità interna. La scelta di questo materiale non è affatto casuale e intende infatti veicolare, da un lato, la fiducia in un sapere costruttivo durevole e maturo, quasi in grado di sfidare l’eternità e, dall’altro, l‘amore per la terra, quella terra da cui è realizzato il materiale stesso e che non solo “divora” ma sa anche offrire riparo e protezione.
Nella consapevolezza che ogni cosa è transitoria - anche la sofferenza - questa piccola architettura effimera, dalla vita breve di qualche giorno, rappresenta un intenso incoraggiamento al rinnovamento e un vivace inno alla vita, dichiarando che la materia che oggi circoscrive il vuoto, sopravvissuta alla distruzione, verrà domani trasformata in qualcosa di completamente nuovo e vitale, e rivendicando così il diritto inalienabile per chiunque di lasciarsi alle spalle le macerie del passato più doloroso.

Chiara Testoni, Architetta Phd