Thailandia/Bangkok  
Onion

Onion Brick a brac

Il termine di origine francese bric-à-brac significa comunemente cianfrusaglia, robavecchia, qualcosa insomma da destinare al rigattiere. I designers dello studio thailandese Onion (Arisara Chaktranon e Siriyot Chaiamnuay) ne hanno brillantemente rivisitato il significato, adottando un gioco di parole che evoca l’idea di un oggetto di design in cui il mattone (brick) viene impiegato efficacemente nel celebrare, in modo ironico e contemporaneo, da un lato la tradizione materico-costruttiva locale e dall’altro lo spirito di uno dei luoghi iconici della cultura dell’abitare thailandese: il bagno. In questo paese il mattone è considerato da secoli un materiale “principe” del costruire. Semplice, versatile, solido, economico e durevole, è diffusamente presente dall’edilizia minore ai grandi complessi religiosi khmer, con moltissime declinazioni in chiave figurativa e decorativa.

In Thailandia poi un elemento essenziale dell’abitare è rappresentato dal bagno. Originariamente l’atto di andare alla toilette era strettamente legato alla natura in quanto non esistevano i servizi igienici e i Siamesi erano abituati a recarsi all’aperto, tanto che nel parlato esistevano espressioni gergali come “andare nel campo di riso” o “andare al molo delle barche” per descrivere l’atto di “andare in bagno”. Con l’introduzione nel XIX secolo da parte di Re Chulalongkorn del Siam dei bagni pubblici a Bangkok, anche le abitazioni private cominciarono progressivamente a dotarsi di servizi igienici adiacenti alle camere da letto. Da allora in poi, in Thailandia il bagno è lo spazio della bellezza, del lusso ed è il luogo dove si si abbandona ad un rituale di piacere che fa parte integrante della vita quotidiana.

Con “Brick a brac”, i designers hanno inteso dare vita ad un oggetto che, nell’ordinario di ogni giorno, fosse in grado di richiamare, interpretandoli in modo innovativo, il valore intrinseco di un materiale storicamente consolidato come il laterizio ed il significato culturale della toilette e della cerimonia ad essa correlata.
Il contributo ideativo dello studio sfocia così in un’interpretazione simpatica e divertita di questi capisaldi della cultura autoctona.

Lo studio ha disegnato, quindi, una “quinta” in laterizio a cui poter appendere i più svariati oggetti, dagli asciugamani thailandesi (denominati pa kao ma), ai fiori, alla frutta, alla carta igienica, ai semplici elementi decorativi. Perfino un bambino di 3 anni vi si può agevolmente arrampicare ed “appendere” per giocare.
Le immagini ufficiali ritraggono questi portaoggetti da toilette volutamente all’esterno, in compiaciuta memoria dell’uso tradizionalmente consolidato delle toilettes all’aperto, disinvolto e diffuso soprattutto nelle aree rurali.

Il laterizio gioca il ruolo di materiale chiave. Il pannello è costituito da elementi modulari in mattoni realizzati localmente in modo artigianale: la superficie piana del laterizio sembra improvvisamente animarsi distaccandosi ad un lembo ed offrendo così un facile supporto per appendere oggetti.
Lo studio ha anche predisposto una versione per interni, realizzata in ceramica bianca con un inserto che reca un richiamo cromatico alla ceramica celadon, la caratteristica ceramica orientale che utilizza uno smalto vetroso verde o blu – grigio traslucido, storicamente molto nota nell’Estremo Oriente e particolarmente apprezzata perché consente di ottenere il colore della giada, la pietra sacra per antonomasia.

Con questo piccolo ma interessante progetto di design lo studio raggiunge efficacemente il suo obiettivo di veicolare alcuni valori secolari della cultura thailandese nel mondo contemporaneo permeato dalla globalizzazione, accendendo i riflettori su un approccio progettuale che, pur mantenendo solide radici nel passato, sa guardare avanti non senza una provvidenziale e benvenuta dose di autoironico compiacimento.

Chiara Testoni, Architetta Phd

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