Malesia/Georgetown Penang  
Ministry of Design

Loke Thye Kee Residence

Si respira un’atmosfera d’altri tempi nel Loke Thye Kee Residence di Georgetown, una città nello stato di Penang che figura tra i cinque capoluoghi segnalati in Malaysia dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità: un’atmosfera che ricorda i fasti di inizio XX secolo, quando la Malaysia era colonia britannica e la benestante società locale si intratteneva mollemente tra un té e una partita di cricket. E proprio questo fascino esotico e lontano viene sprigionato dall’intervento di recupero - realizzato brillantemente dallo studio Ministry of Design con base a Singapore - che interessa un edificio commerciale dei primi del ‘900 destinato ad accogliere un nuovo residence. La denominazione “Loke Thye Kee” significa, in lingua hainanese (dialetto origina-rio della provincia di Hainan, a sud della Cina, e diffuso in Malaysia), “Casa della Felicità” e ricorda lo splendore dell’omonimo ristorante, adiacente al fabbricato oggetto di intervento, che un tempo ospitava feste, ricevimenti e banchetti nuziali in un tripudio di decori, musiche e colori che facevano da sfondo agli incontri – spesso finalizzati a matrimoni combinati – della gioventù del posto.
Dopo la chiusura del celeberrimo ristorante, avvenuta nel 1996, il comparto urbano comprensivo del ristorante stesso e del limitrofo edificio in questione – entrambi rimasti in uno stato di abbandono per un ventennio - venne acquisito dalla società “1919 Global Sdn Bhd”: un consistente intervento di rigenerazione urbana ha consentito di “risvegliare” quell’area originariamente vitale e dinamica e trasformarla nel Loke Thye Kee Heritage Village, un luogo dove memoria storica e linguaggio progettuale contemporaneo si interfacciano per delineare un nuovo, sofisticato genius loci.
Il Loke Thye Kee Residence ospita cinque nuove suites, di superficie tra 34 m2 e 43 m2, collocate al piano primo. Al piano terra si situano la reception, i giardini privati di ciascuna camera e quattro spazi commerciali. Ogni suite, con copertura a falda, è dotata di un’intima terrazza di accesso, uno spazio d’ingresso, una zona dispensa, una zona per toeletta e servizi, una zona notte ed un soggiorno con affaccio sulla strada principale. Lo studio ha curato ogni singolo particolare della progettazione degli interni, dall’allestimento degli spazi al branding (dello studio è anche il progetto grafico dei menu), nell’idea di offrire agli ospiti un’esperienza “olistica” che consentisse di apprezzare il recupero di un edificio storico secondo un gusto esplicitamente attuale, in una sorta di vivace dualismo tra passato e modernità.
La scelta di progetto è generalmente stata quella di distinguere chiaramente la struttura storica in muratura in laterizio a vista dagli elementi di arredo e di finitura contemporanei. Sia negli spazi pubblici di passaggio (reception, corridoio distributivo), sia in quelli privati delle camere, la ruvida e massiva muratura in laterizio viene conservata, restaurata con sigillanti e valorizzata nella sua texture da una efficace illuminazione a LED radente che ne evidenzia la scabrosità. Nella reception, il vigore materico delle pareti in laterizio a vista contrasta efficacemente con i lisci pavimenti rivestiti in lucide piastrelle ceramiche di recupero di origine locale “peranakan” (comunità cinese stanziatasi in Malaysia a partire dal XVI secolo) e con i rivestimenti d’ingresso e soffitto in pannelli di fibra di legno.
Nelle camere, la tessitura muraria è enfatizzata da un’illuminazione LED che si dischiude dai controsoffitti e dai mobili, dando quasi l’impressione agli elementi di arredo di “fluttuare” nello spazio: questo contribuisce a distinguere filologicamente l’involucro storico murario, che rimane integro, rispetto agli elementi contemporanei che, discosti dalla struttura, dichiarano la propria autonomia sia funzionale sia figurativa. Opere d’arte commissionate a un celebre artista locale (Ch’ng Kiah Kiean) illustrano, per ogni camera, alcuni dei luoghi simbolo del patrimonio architettonico della città, segnalando così il forte legame che unisce questo intervento alla sua storia e alla sua cultura. Un’opera raffinata, che esalta lo spirito del luogo senza rinunciare a veicolare quegli aspetti “universali” di comfort, calore e accoglienza indispensabili per chi, lontano dalla propria terra, desidera comunque respirare un’aria “di casa”.

Chiara testoni, Architetto, PhD