Italia/Salerno  

La pratica del buon costruire: residenza universitaria a Fisciano

«Il dormitorio è molto impressionante: grande ma con una scala intima. Fattura quasi perfetta, seguendo i tuoi dettagli perfetti. Buona relazione con il paesaggio. C’è dappertutto un certo senso di Luis Kahn: la disciplina della muratura in mattoni. I volumi ben regolati. Le buone proporzioni» (Edward Allen)

 La legge 338 del 2000 rappresenta per il nostro Paese un’esperienza normativa di indubbio interesse. 

Nata dall’occasione del Giubileo del 2000, grazie alla quale lo Stato ha cofinanziato il recupero di edifici da destinare a ostelli e ricoveri per i pellegrini provenienti a Roma da tutto il mondo, la norma è servita anche a colmare una lacuna strutturale per quel che riguarda le residenze per studenti universitari. 

Seppur parzialmente giustificata dall’organizzazione universitaria italiana, nella quale la presenza di campus è praticamente ancora nulla e l’organizzazione della didattica e dei dipartimenti è strutturata e dislocata principalmente all’interno dei centri storici delle città, la carenza di insediamenti ricettivi per studenti universitari appare, soprattutto se confrontata con le altre realtà europee, un problema di non scarsa rilevanza.

La legge 338/2000 e i sui decreti attuativi, che in oltre dieci anni ne hanno permesso l’attuazione, hanno avuto un ruolo fondamentale nel tentare di colmare questa lacuna. Sintetizzando la descrizione di una procedura comunque complessa, si può dire che la legge ha permesso ad alcune categorie di soggetti, pubblici e privati, di richiedere un cofinanziamento, al massimo pari al 50% del costo complessivo dell’intervento, per la ristrutturazione, costruzione e acquisto di residenze destinate o da destinare ad alloggi per studenti universitari...

 

 

 

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