Italia/Firenze  
Speciale “Cupola del Brunelleschi”

Osservare “ad oggetto di impedir il progresso de’ mali” di una Cupola e del suo danno

Si vuole raccontare qui la lunga storia delle lesioni della cupola di Santa Maria del Fiore, attraverso le operazioni di monitoraggio storico-strutturale, eseguite con l’obiettivo di chiarirne il comportamento e definire affidabili strategie di conservazione.

Il tranello delle cupole
Per secoli, gli archi – così come le volte e le cupole, che ne costituiscono la diretta evoluzione – hanno rappresentato la migliore soluzione costruttiva per il “materiale muratura”, in virtù del perfetto funzionamento a compressione che sta alla base della loro stabilità. In accordo con Auguste Choisy, si potrebbe perfino avanzare l’ipotesi che la storia dell’architettura non sia altro che l’evoluzione delle diverse soluzioni (stilistiche e dimensionali) che nel tempo sono state trovate per questi particolari elementi costruttivi.
La questione di fondo è rimasta sempre la stessa: trovare quella forma, perfetta, che garantisse a tali elementi la stabilità nel tempo e che limitasse l’insorgere di un “tranello” più o meno noto (la spinta sulle strutture di sostegno e la formazione di ineliminabili stati tensionali di trazione alla base). È noto che una cupola di rotazione, in condizioni assial-simmetriche di carico e di vincolo, si trasforma automaticamente in funicolare dei propri carichi, e anche se questa descrizione si riferisce al funzionamento “in regime di membrana”, offre comunque un’idea intuitiva degli sforzi che si generano al suo interno e ne anticipa l’insidia per i materiali – come la muratura, appunto – non resistenti a trazione: nel tempo, fratture verticali hanno attraversato infatti più o meno tutte le cupole in muratura, evidenziandone insieme il principio meccanico fondante (gli archi contigui di cui queste si compongono) e il principale meccanismo di dissesto.