Paesi Bassi/Puttershoek  
Studio biq

Laterizio senza tempo

Il progetto di biq per il quartiere De Grienden, alla periferia di Puttershoek, propone una ricca articolazione di edifici residenziali caratterizzata da una raffinata reinterpretazione dei tipi e delle tecniche della tradizione olandese

Il progetto sviluppato da biq nel quartiere De Grienden alla periferia della piccola cittadina di Puttershoek, situata nelle immediate vicinanze di Rotterdam, è costituito da un complesso sistema insediativo costituito da 170 alloggi e un centro medico, realizzati nel corso di undici anni. La quarta fase, completata nel 2007, prevede una serie di volumi organizzati intorno a una piazza centrale e ad alcune corti allungate, che formano l’asse del nuovo insediamento. Questo asse è completamente libero dal traffico veicolare e stabilisce una connessione con il limitrofo parco urbano, al cui confine sono situate quattro ville urbane, parte integrante del progetto.

I corpi di fabbrica che si affacciano su tale asse presentano differenti tipologie. Ma sia che si tratti di case isolate, a schiera oppure di ville bifamiliari, gli edifici si sviluppano sempre su tre livelli: un piano terra e due livelli superiori, contenuti in un tetto a due falde simmetriche. 

La peculiare articolazione degli spazi collocati al secondo livello caratterizza l’intero progetto: seguendo ritmi che cambiano nelle diverse tipologie, essi sono in parte contenuti nella falda e in parte la intersecano, determinando, localmente, una doppia altezza del fronte. Il profilo è poi sottolineato da elementi in calcestruzzo a vista che corrono, orizzontalmente e verticalmente, senza soluzione di continuità, lungo il prospetto in laterizio dell’intero corpo di fabbrica. Ne risultano fronti continui con diverse altezze, delimitati da linee spezzate che sembrano ritagliare il piano inclinato della falda di copertura. 

Dal punto di vista costruttivo, molteplici sono gli aspetti interessanti del progetto: i solai sono realizzati con lastre prefabbricate e getto di completamento in opera; le chiusure sono costituite da una muratura interna in blocchi, da un’intercapedine isolata e da una muratura esterna in mattoni faccia a vista; il tetto a falde è composto da pannelli in legno intelaiati e isolati rivestiti da un manto di copertura in tegole. Le cornici che profilano le murature esterne sono costituite da elementi prefabbricati in calcestruzzo armato a vista, ancorati con staffe metalliche ai solai. Occorre sottolineare come il contrasto tra queste ultime e la muratura in laterizio costituisca una ripresa del tema tettonico presente in tutte le fasi di realizzazione dell’articolato progetto insediativo. Ed è proprio questo tema che ha richiesto una particolare attenzione nello sviluppo del dettaglio costruttivo laddove la muratura e il manto in tegole vengono interrotte dalla cornice cementizia. 

Se per certi versi le scelte tipologiche e formali del progetto possono essere ricondotte ai caratteri dell’architettura rurale olandese, occorre altresì sottolineare come esso presenti una sua assoluta originalità nell’organizzazione volumetrica e nel peculiare rapporto tra il fronte dell’edificio e le falde della copertura.

Anche dal punto di vista costruttivo, il legame con la tradizione olandese appare con evidenza, soprattutto nell’impiego del laterizio faccia a vista per la realizzazione delle murature esterne. Ma non mancano elementi di chiara innovazione, che dimostrano una particolare attenzione dei progettisti nei confronti delle potenzialità delle più aggiornate soluzioni costruttive di matrice industriale. Gli edifici sono infatti connotati da un elevato livello di ibridazione tecnologica che si palesa nell’uso promiscuo di prefabbricazione e costruzione in cantiere, nell’accostamento di soluzioni massive (per le chiusure) a soluzioni leggere (per la copertura) e nell’aperta dialettica tra materiali tradizionali e materiali della modernità. D’altra parte, in un’intervista rilasciata a Hans Ibelings, Hans van der Heijden, uno dei fondatori di Biq, affermava che: «due cose sono oggi necessarie. Gli architetti dovrebbero ritornare a occuparsi della costruzione, familiarizzare nuovamente con gli appalti, con l’organizzazione del processo, con le specifiche tecniche. L’altra cosa è che dovrebbero prestare maggior attenzione alla «piccola storia». Non al mondo dei grandi ideali, delle grandi idee e dell’avanguardia, ma al «qui» e «ora»; al problema di riqualificare un determinato edificio o di rinnovare un certa periferia con un’attenzione specifica per il luogo e senza spettacolarizzazioni. Entrambi questi aspetti, la conoscenza della costruzione e la piccola storia, sono al contempo ideologici e pragmatici».

Si comprende allora come il progetto «De Grienden» possa essere considerato rappresentativo dell’intera ricerca architettonica di biq, una ricerca radicata nella profonda conoscenza del costruire e al contempo protesa alla rielaborazione delle invarianti tipologiche e materiche della cultura del luogo, al fine di situare il progetto in un presente senza tempo...

Andrea Campioli
Professore Ordinario, Politecnico di Milano

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