Progettare sul costruito: la strategia dell’Aikido di Herzog & de Meuron

L’architettura di Herzog & de Meuron realizzata nei contesti storici si fonda sulla strategia dell’Aikido, vale a dire sfruttare l’energia dell’avversario per potenziare la propria. Il risultato è spesso sorprendentemente equilibrato

In molteplici occasioni Herzog & de Meuron – progettisti di numerosissime costruzioni e noti per le raffinate ricerche teoriche e applicative su temi diversi come la trasfigurazione poetica di motivi artigianali e costruttivi o la dualità fra spazio e superficie – hanno affrontato il tema del rapporto con l’antico e più specificamente con il contesto preesistente al progetto. Sul piano teorico, il riferimento al passato e alle tradizioni costruttive viene risolto con l’idea che ogni giudizio s’intenda formulare su opere preesistenti è necessariamente subordinato alla propria epoca, al gusto che la caratterizza, alla possibilità o meno di comprenderne i ‘segreti’; esso appare pertanto estremamente caduco e non necessariamente alla portata dell’architetto, per sua natura non così consapevole del tempo perché difficilmente percepibile alla vista. Tale assunto intende la preesistenza come elemento interno al processo progettuale o, più precisamente, inserito nel processo progettuale solo dove se ne riconosca la capacità di potenziare la qualità architettonica della nuova costruzione. L’approccio viene chiarito dagli architetti stessi con la distinzione rispetto alla ‘dialettica modernista antico-nuovo’ interpretata,a loro giudizio, da Carlo Scarpa e, viceversa, con l’accostamento all’approccio stilistico e formale di Eugène Viollet-le-Duc.