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India/Bhadran  
Samira Rathod

Scuola degli archi danzanti

L'architettura di Samira Rathod appare identitaria della sua personalità, solida e intrinsecamente femminile: la sua carriera è il manifesto di un percorso sostanziale che attraversa la formazione internazionale e che nasce, e ritorna, in India. Samira Rathod è oggi tra i più noti architetti indiani che progettano e realizzano opere di architettura per la propria terra. Lontana dall’eredità delleopere di Le Corbusier nella Città d’Argento e dal suo modernismo monumentale, ma pur sempre “un talento a servizio della ragione e della ricerca razionale”, Samira Rathod promuove l’architettura e la ricerca documentale, fondando nel 2000 lo Studio Samira Rathod Design Atelier (SRDA) e pochi anni dopo la rivista di architettura “Spade”, dedicata alle architetture indiane. 
Inizia la sua carriera progettando mobili di design e questo è probabile abbia influenzato quel senso di materialità e del lavoro artigianale che si rilegge nelle sue opere architettoniche. Queste ultime sono caratterizzate dall’essere intrise di responsabilità: Samira Rathod afferma che ogni sforzo edilizio debba rappresentare una soluzione responsabile in termini di infrastruttura di servizi, costi e funzioni oltre a dover pesare le conseguenze della propria costituzione nei confronti dell’ambiente. Il suo Studio opera ritenendo fondante il principio secondo il quale ogni architettura deve essere blirs ossia Beautiful, Local, Indigenous, Recycled and Small. Samira Rathod crede molto nell’impiego di modelli per capire il valore della esperienza spaziale attraverso il rapporto tra luce e volumi.
Molte delle sue architetture manifestano un approccio che ambisce a risolvere gli ambienti interni ed esterni rendendoli il più possibile coesi e in continuità. I progetti dello studio sono spesso realizzati in paesaggi amorfi, che non condizionano il dialogo tra architetture e pertanto impongono la ricerca di ispirazioni intrinseche alla cultura dell’architetto e alla storia del luogo. Tutte le sue opere sono dichiarate esito di una ispirazione profondamente legata alla conoscenza delle popolazioni indigene e alla loro antica padronanza della tettonica e delle tradizioni costruttive locali. 
E certamente la School of Dancing Arches (Scuola degli archi danzanti) è emblematica di tali ispirazioni. L’opera viene realizzata in piena libertà formale in un contesto all’antitesi della densità edilizia delle grandi città indiane, nel distretto di Anand a Bhadran, nella provincia indiana di Gujarat.
Concepita per essere realizzata in mezzo a un frutteto di circa quattro acri di superficie e ulteriormente circondato da campi di tabacco, la Scuola ha un impianto planimetrico basato su cinque volumi regolari collegati da una galleria esterna. I volumi ospitano i servizi per la didattica per un complessivo di undici aule, distribuite su due piani (sei al pianto terra e cinque al piano primo). Alle funzioni principali si aggiungono piccoli spazi a uso ufficio e un piccolo tempio.
La galleria è caratterizzata da una serie di archi dalla forma irregolare e irregolarmente distribuiti che definiscono lo spazio. Gli archi, dai quali il progetto prende il nome, sono detti “danzanti”, progettati con il fine di invitare gli alunni a vivere esperienze di libertà. Secondo l’autrice, le forme sinuose e eterogenee sono quelle che i bambini riconoscono quando non sono istruiti e pertanto gli archi esprimono il senso di libertà; la loro varietà consente di creare nicchie, piccoli luoghi e asole che, oltre a consentire l’esperienza di piccoli eventi nel gioco, evocano la struttura labirintica della stessa città di Bhadran e di molte altre città indiane. La spazialità della Scuola è tale da concedere ai piccoli fruitori di nascondersi e correre tra il dentro e il fuori stimolando l’immaginazione e la creatività. È, dalle parole di Samira Rathod, “una scuola dove non smettere mai di giocare a nascondino”.
L’illuminazione naturale è pensata per scandire le diverse esperienze architettoniche: zenitale e chiara negli spazi serviti, filtrata e opaca lungo gli spazi serventi e, in tal senso, collabora a definire la poetica dell’edificio.
La “Scuola degli archi danzanti” è una soluzione progettuale straordinariamente contemporanea, che scardina i modelli di scuola rigida e piuttosto promuove una soluzione spaziale, ambientale e sociale nuova.
Essa è inoltre una soluzione sperimentale che oltre alle forme coinvolge i materiali e in particolare l’uso del laterizio. Samira Rathod dichiara la sua fedeltà a un solo materiale: il laterizio, impiegando “mattoni e solo mattoni” come ricorda la stessa Rathod, per le murature, le coperture e le pavimentazioni, che posati con precisione conferiscono valore semantico all’architettura.
Il progetto è permeato da scelte materiche e soluzioni tecnologiche tese all’impiego consapevole e sostenibile delle risorse. Ognuno dei volumi delle aule è concepito come un modulo che viene ripetuto e che consente in tal modo il reimpiego delle casseforme in acciaio per ridurne i tempi di fabbricazione e i costi.
Le coperture dei volumi delle aule sono realizzate con una chiusura a sandwich la cui anima interna è calcestruzzo armato e gli strati esterni in mattoni di laterizio; con tale sistema sono costituite delle pseudo-volte in laterizio che poggiano su una struttura in travi di calcestruzzo armato disallineate tra loro. Con il medesimo sistema sono realizzati i lucernai sporgenti che garantiscono luce naturale nelle aule. L’impermeabilizzazione dei laterizi è eseguita con una tecnica della tradizione locale che prevede, dopo la posa dei mattoni, la stuccatura dei giunti con un composto che lascia a vista il paesaggio discontinuo dei mattoni della copertura.
È il laterizio con il quale sono realizzati gli archi danzanti a raccontare il carattere di questa architettura: i mattoni, realizzati in una fornace locale, costituiscono consapevolmente e sapientemente il rivestimento e la cassaforma a perdere per la realizzazione delle strutture ad arco in calcestruzzo armato. E in questo modo trasferiscono valore ambientale e formale all’architettura.

Laura Calcagnini,
Architetto, Ph.D., Ricercatore TDa, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre


Scheda tecnica

 

Oggetto: School of Dancing Arches
Località: Bhadran, Gujarat, India
Progetto architettonico: Samira Rathod
Collaboratori: Akshara Verma. Varun Goyal, Jay Shah
Progetto strutturale: Rajiv Shah and Associates
Supervisione del cantiere: Jitendra Ray and Radhesh Ray
Impresa di costruzione:  Ardantz
Cronologia: 2014-2019 (progettazione e costruzione)
Superficie: 1.672 m2 
Fotografie: Niveditaa Gupta