Italia  
Paolo Zermani

Viaggio nel paesaggio possibile

Interessato alle trasformazioni del paesaggio italiano, Paolo Zermani si impegna in una singolare opera di ri-costruzione confrontandosi con il complesso tema della deformazione e della ridefinizione delle misure. Le sue opere rispondono con il silenzio al frastuono prodotto dalle stravaganti e vuote espressioni di un tempo, ormai, travolto dalla gratuità delle immagini

A partire dagli anni Ottanta Paolo Zermani compie un prezioso e personale percorso di ricerca che gli consente di descrivere un preciso itinerario incardinato, escludendo inutili deviazioni, sulla continuità possibile tra l’antico e il nuovo. Un viaggio che attraverso le pratiche della lettura, dell’ascolto e dello sguardo, lo porta a misurarsi con un orizzonte inafferrabile, incerto, quello offerto dal “fragile” suolo del paesaggio italiano. Sembrano ben accostarsi alla sua opera le parole di Luigi Ghirri, che nel 1989 scrive: “Mettendoli in fila, uno dopo l’altro, questi luoghi formano una specie di sequenza strana fatta di pietre, chiese, gesti, luci, nebbie, rami coperti di brina, mari azzurri, diventano il nostro paesaggio impossibile, senza scala, senza un ordine geografico per orientarci, un groviglio di monumenti, luci, pensieri, oggetti, momenti, analogie formano il nostro paesaggio della mente che andiamo a cercare, anche inconsciamente, tutte le volte che guardiamo fuori da una finestra, nell’aperto del mondo esterno, come fossero i punti di un’immaginaria bussola che indica una direzione possibile” [1]...