Bart Lens

Bart Lens: la sostenibile contemporaneità del laterizio

Vincitore del Brick Award 2012 nella categoria «case unifamiliari», Bart Lens è titolare dello studio Lens°ass, con sedi ad Hasselt e Bruxelles, in Belgio. Si occupa di progettazione architettonica, con alcune realizzazioni pure nell’ambito del design.

Quali sono le ricerche più interessanti dell’architettura belga contemporanea e, al contempo, quali sono le principali eredità della storia dell’architettura belga?

L’indagine su case a basso consumo energetico, a basso impatto di CO2, è in corso solo da tempi recenti. L’avanzamento di questa ricerca porterà cambiamenti e il paesaggio architettonico subirà una metamorfosi nei prossimi anni. Mi auguro che questo avanzamento avvenga parimenti nei contenuti compositivi dell’architettura, piuttosto che dar vita a una sorta di ripiego, materializzato nell’edilizia più convenzionale riproposta con tecniche avanzate. Le tecniche infatti sono molto più transitorie e temporanee dell’architettura.

La ricerca che si spinga verso altre forme di abitazione e modi collettivi per la residenza, può avere un impatto maggiore. La strategia del costruire in modo più piccolo e compatto è ancora ai suoi primi passi rispetto ai risultati possibili.

I belgi storicamente sono costruttori di interventi singoli, individuali; le loro abitazioni conservano dimensioni relativamente grandi. Il co-housing, così come altre forme di socialità abitativa, continuano a essere percepite come strane, e si trovano ora in una fase di sperimentazione.

Vorrei raccomandare il tema «clay» agli studenti di dottorato in cerca del loro argomento di ricerca, perché anche se nelle forme della ceramica è stato usato per migliaia di anni, come materiale da costruzione lascia ancora spazio all’immaginazione. Come si può creare un edificio moderno in mattoni? Si tratta di una bella sfida per un architetto, particolarmente se si vuole evitare di cadere nell’anarchia progettuale e nelle sperimentazioni architettoniche più radicali. Risulta abbastanza difficile costruire edifici significativi e vivibili con i soli materiali e i modi della tradizione, ma un architetto non dovrebbe ogni volta, per così dire, reinventare la ruota, quanto invece semplicemente darle nuova immediatezza attraverso il modo in cui viene presentata.

Che cosa unisce così strettamente architettura belga e mattoni?

L’argilla è la terra sotto i nostri piedi ed è parte del nostro ambiente naturale. È quindi una scelta ovvia, per noi, quale materiale da costruzione, utilizzato secondo quel che potremmo definire il buon vecchio senso comune. Al giorno d’oggi, il vero tema è la sostenibilità e la matrice ecologica del progetto. La storia ci insegna che gli edifici in mattoni non hanno solamente una vita lunga, ma sono anche eccezionalmente durevoli quanto a efficienza, e ciò costituisce un pensiero confortante per chi investe nel settore immobiliare.

Quali sono le qualità più importanti che vi fanno preferire l’uso del mattone nei vostri progetti?

Molte delle nostre occasioni di progetto comportano ristrutturazioni e restauri, a volte di edifici con secoli di vita. Questo ci ha permesso di sviluppare la conoscenza delle qualità uniche di materiali da costruzione appartenenti alla famiglia delle ceramiche, qualità quali, per esempio, la bella patina di invecchiamento, la facilità di pulizia, la grande flessibilità, la riusabilità e l’inerzia. In questo modo anche gli edifici che possono a prima vista sembrare poco più che rovine, possono essere ripristinati in modo significativo, funzionale ed estetico.

Come architetto, traggo davvero molta soddisfazione dal fatto di riuscire a ripensare i materiali tradizionali, locali, in modo contemporaneo. Quando riesce la regia fra le parti, si costruisce un nuovo tassello della storia delle architetture su cui interveniamo, in modo da continuare ad affascinare i fruitori, ed è come se in effetti si scrivesse un piccolo pezzo di storia di ogni architettura. Si tratta di un grande onore per me!

Mattone all’esterno e all’interno: quali principali attenzioni occorre prestare nei due casi?

Omogeneità e continuità in architettura costituiscono dei vantaggi. I mattoni possono essere ampiamente implementati per applicazioni di copertura, calpestio, parete, solaio, pavimentazione. Hanno una bella capacità d’invecchiamento, sono resistenti, facilmente sostituibili, hanno una grande inerzia, sono recuperabili, offrono buone prestazioni di assorbimento acustico. Occorre imparare a utilizzarli correttamente per quanto attiene i temi dell’imbibizione e del controllo della resistenza al gelo. 

Un errore che spesso si commette è di prevedere un contenuto di cemento troppo alto nelle malte. Sia le imprese, sia gli utilizzatori finali, spesso sostengono che ciò consenta migliori risultati in termini di resistenza e che, in generale, ne conseguano esiti di maggior solidità. Non è assolutamente vero: malte a base di calce e meno cemento, si comportano meglio quanto a posa, quanto a comportamento alla gelività, e consentono un più facile riutilizzo nell’eseguire lavori di ristrutturazione.

Quali sono i risultati più alti che pensa di aver raggiunto finora utilizzando il laterizio? Quale progetto pensa sia il più rappresentativo in questo senso?

Penso che il mio progetto più significativo sia The Rabbit Hole a Gaasbeek (pubblicato in Costruire in Laterizio n. 149/2012): in quell’occasione per la prima volta abbiamo utilizzato il laterizio per tutte le applicazioni insieme, sul tetto, sul pavimento, a parete, a soffitto. Il laterizio è la costante tra le varie fasi di costruzione, caratterizzate dell’uso di mattoni diversi, che funzionano non per strategia compositiva di contrasto, ma d’integrazione contemporanea fra entità differenti.

Con riferimento all’utilizzo del materiale laterizio, c’è qualcosa che non avete ancora potuto e che vorreste sperimentare? 

Una delle proposte del progetto di concorso per il padiglione belga per la prossima esposizione universale in Italia (Expo 2015), consisteva nel bagnare i pavimenti interni in mattoni, mediante un sistema di irrigazione usato solitamente nella gestione del verde, con tubi ad ala gocciolante, accoppiato a un sistema di ventilazione per raffreddare l’aria, secondo un principio fisico proprio già delle anfore romane. Si tratta di una soluzione mai provata in architettura, a mia conoscenza, di sicuro effetto e d’impatto. Uno dei motivi dell’impatto atteso sui fruitori risiede nel fatto che le persone mediamente non sanno che l’olfatto è molto più stimolato in condizioni d’umidità.

In questo numero di Costruire in Laterizio presentiamo il vostro progetto De Ark. Ci potrebbe introdurre il progetto nei suoi aspetti principali?

La commessa era per un edificio per il doposcuola, per una decina bambini di età compresa tra i sei e i diciotto anni, con necessità di speciale assistenza, con una saletta privata al primo piano. 

Oltre alla definizione del progetto in sé, il compito era analogamente quello di trovare una connessione con gli edifici esistenti, prevalentemente case a schiera, e di creare un elemento costruito di transizione verso il parco urbano. Abbiamo scelto di non aggiungere un volume al perimetro, che si sarebbe fatto spazio a scapito di alberi preziosi, che colmano e completano il paesaggio esistente. 

Abbiamo invertito questa possibile logica: lasciamo verde prezioso per la città, non realizziamo tipologie a schiera e creiamo invece un padiglione nel giardino. Questo padiglione mette le radici tra gli alberi e il verde. Il muro del giardino svolge ruolo di protagonista, quasi annullando alla vista la presenza fisica dell’edificio.

L’interazione tra le due funzioni, parco urbano e centro diurno, è un valore aggiunto per entrambi, e anche per il tessuto urbano locale. Tutte le funzioni sono chiaramente delineate e spazialmente coerenti. I lucernari della parete esterna sul lato del parco ne aumentano visivamente il controllo, garantiscono un’atmosfera amichevole e rendono giustizia al nome del progetto, l’Arca.

Ogni materiale da costruzione (cemento, laterizio e legno), è stato utilizzato in modo basico, per cui la vera pelle del materiale è anche la sua finitura. Quale principale concetto ecologico, abbiamo assegnato il ruolo di protagonista alla massa d’alberi esistente. Offrono all’edificio un microclima salubre. L’acqua piovana viene raccolta nei patii chiusi e nel tetto verde. Scegliendo una superficie verde permeabile, in cui all’acqua e alle foglie è data libertà di cadere, garantiamo drenaggio naturale all’acqua piovana. 

L’Arca è un ambiente protetto dal mondo esterno. Gli alberi e il muro del giardino formano un recinto perfetto. Gli alberi forniscono ossigeno e il muro del giardino offre sicurezza. Gli spazi aperti diventano casa.

 

Alberto Ferraresi
Architetto, libero professionista