Thailandia/Bangkok  
Studiomake

Dude Cigar Bar

Dude Cigar Bar è uno “speakeasy”. Il termine, che in inglese significa “parlare a bassa voce”, si riferisce a una tipologia di locale nato ai tempi del proibizionismo americano quando l’alcool era consumato di contrabbando e al riparo da occhi indiscreti.
Da questa vocazione clandestina si è evoluto poi un concetto di bar che, in netta controtendenza rispetto ai locali affollati e chiassosi di grande afflusso che si pongono come “vetrine” dell’apparire, privilegia piuttosto la riservatezza all’ostentazione, l’esclusività alle grandi masse, la penombra alla luce. E’ un luogo che spesso non ha insegne, dal sapore un po’ vintage e demodé, a cui si accede tramite passaparola tra amici o permesso diretto del proprietario, bussando o sbirciando da uno spioncino come nei tempi lontani.
Un locale del genere è quanto mai singolare in un contesto trafficato e privo di particolari elementi di caratterizzazione come quello di Sukhumvit Road nel cuore della frenetica Bangkok, una metropoli dove i convulsi ritmi di vita sembrano sempre più negare il piacere della lentezza e dove le insegne del mercato globale ammiccano come totem ipnotici a un pubblico sempre meno critico e più massificato.
Il nome del bar sottintende un gioco di parole con riferimento da un lato alla tipologia di una clientela rilassata e informale (dal termine inglese “Dude” che significa “tizio”, “amico”) e dall’altro alla parola “Duut” che in Thai vuole dire “aspirare”, in questo caso con richiamo esplicito al fumo del sigaro.
Il locale si pone come un elemento dichiaratamente connotato nel caotico contesto circostante. Sul fronte stradale, una quinta muraria esterna in laterizio, senza insegne né indicazioni, rimarca l’ingresso al bar. La cortina materica di facciata suggerisce già esternamente un rimando alla riservatezza e all’introversione, contraddetto solo dall’articolazione tridimensionale e dinamica della tessitura in laterizio che genera un vibrante gioco di pieni e vuoti: quasi sotto la spinta di una forza endogena, i mattoni escono dai ricorsi e si ruotano secondo angolazioni diverse creando piccoli varchi visivi per permettere allo sguardo fugace del passante di infilarsi curiosamente tra le fessure.
Un accorgimento semplice ma funzionale che, senza bisogno di dichiarazioni manifeste, sottintende un esplicito invito ad entrare e a scoprire un luogo inconsueto e diverso rispetto allo stridore della strada esterna, dove ritrovare finalmente il piacere della quiete e del relax. Il rivestimento in laterizio caratterizza l’involucro nella sua interezza, sia all’esterno sia all’interno. All’esterno l’alternanza tra luci e ombre del fronte crea un ritmo chiaroscurale che connota in modo chiaro e inequivocabile lo spazio, rendendolo sofisticato e attrattivo; all’interno la texture muraria delimita un luogo caldo e accogliente, in cui vengono distribuiti tavoli, sedute e arredi in legno (bancone in legno di teak e acciaio sabbiato, vetrine e humidor per i sigari).
Secondo i principi di una gesamtkunstwerk, Studiomake ha disegnato tutti i dettagli progettuali dello spazio, dall’involucro in laterizio ai singoli elementi d’arredo.
Lo studio thailandese ha realizzato un’opera armoniosamente studiata nei dettagli e frutto di una composizione attenta e scrupolosa, dove il laterizio funge da elemento figurativamente dominante grazie alle sue caratteristiche materiche e alla sua flessibilità compositiva: l’ “animata” muratura che disegna il fronte esterno accompagna gentilmente il visitatore all’interno, abbracciandolo in un ambiente dai toni caldi e distensivi.
Oltre alla qualità progettuale dello spazio, il plusvalore di questo piccolo ma efficace intervento sta nell’intento di veicolare, attraverso l’opera costruita, un’attenzione ai dettagli che un mondo affannato e indifferente sembra troppo spesso dimenticare: un concetto di spazio che non ha bisogno di accorgimenti chiassosi per attirare l’attenzione ma che nella sua sobria eleganza è un ammiccamento ad entrare - per un sigaro, un whisky e due chiacchiere - e a riscoprire il sapore della lentezza e della flânerie, ovvero il gusto di perdersi passeggiando nella metropoli e assaporarne luoghi e suggestioni inaspettate.

Chiara testoni, Architetto, PhD