Olanda/Amsterdam  
Studio Wessels Boer

It started with a dime

Nella seconda metà del XIX secolo, in piena rivoluzione industriale, anche Amsterdam come la Coketown di Charles Dickens del romanzo “Tempi Difficili” “era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero consentito”. 

In questo periodo, in concomitanza con il consolidarsi del movimento operaio e della sua coscienza di classe, Amsterdam vede nascere le prime forme di social housing: le cosiddette “dime houses”, abitazioni realizzate per migliorare le condizioni di vita degli operai da parte di una società di lavoratori istituita nel 1868 e denominata “Bouwmaatschappij tot Verkrijging van Eigen Woningen“ (BVEW, letteralmente, “Società per l’Acquisto di Abitazioni Proprie”), per il sostegno della quale i soci erano chiamati a versare ciascuno ogni settimana una moneta di 10 centesimi (o dime, termine che appunto figura nella denominazione del progetto e che convenzionalmente si riferisce a 1/10 di dollaro statunitense). La società intendeva offrire abitazioni per i lavoratori e costruite dai lavoratori, secondo un piano economico-finanziario che prevedeva, oltre all’affitto, anche la possibilità di acquisto e riscatto delle medesime a condizioni agevolate.

Il complesso denominato Dubbeltjespanden, che comprende dieci case a schiera originariamente costruite per ospitare cinquantasei operai e situate in una via perpendicolare alla strada principale (Mauritskade), è stato il primo progetto della società BVEW avviato a partire dal 1868 e conclusosi nel 1885, e uno dei primi interventi di edilizia sociale in Olanda. Nel 2012 le abitazioni sono state integralmente ristrutturate. 

Per valorizzare, all’interno di un contesto urbano di alto traffico in cui difficilmente il passante trova occasioni d’interesse o curiosità, l’anima storica e lo straordinario valore testimoniale delle vecchie abitazioni popolari Studio Wessels Boer con il progetto “It started with a dime” trasforma l’originaria “dime house” in una sorta di display attrattivo e giocoso. Il fronte est con testata sulla strada, spoglio e privo di qualsiasi caratterizzazione, viene “ridisegnato” con una struttura a reticolo a vista di laterizio addossata alla muratura esistente in mattoni che richiama alla memoria le vecchie casse tipografiche, appositi contenitori dotati di scomparti che originariamente i tipografi utilizzavano per riporre i caratteri mobili da impiegare nella composizione del testo. Il riferimento in questo caso è alla rivista distribuita periodicamente dalla BVEW ai suoi soci. 

La cassa tipografica, qui reinterpretata in chiave contemporanea, diviene un’ammiccante vetrina a scomparti in laterizio in cui vengono appoggiate vivaci silhouettes in alluminio: Marjet Wessels Boer, da tempo attiva nel campo dell’arte pubblica e del design, dopo un’attenta e scrupolosa indagine archivistica ha ricostruito molte delle storie che si sono avvicendate nel corso del tempo in questo luogo, dando alle più significative una forma espressiva raccontata attraverso la figura stilizzata di un oggetto, di un animale, di una foglia, di un attrezzo da lavoro. 

La facciata, prima anonima, si trasforma quindi in un racconto visivo che, affrancandosi dai modelli correnti dei murales e dell’arte di strada spesso utilizzati per vivacizzare fronti urbani dimessi, affonda le radici nel genius loci veicolandolo attraverso delicati souvenirs, alcuni dei quali (quelli contrassegnati dal numero civico) sono stati proposti dagli attuali residenti.

La particolarità dell’intervento sta nella profonda sensibilità interpretativa del valore storico - narrativo del contesto e nel fatto che attraverso pochi, semplici gesti (la struttura a scaffalatura in laterizio a riquadri e gli elementi in alluminio come oggetti orgogliosamente esposti) l’architettura storica è trasposta e “dichiarata” in strada, diventando un elemento accattivante e creando una forte connessione emotiva con il passante che, inaspettatamente, riscopre la memoria e la suggestione di un edificio dimenticato.

Chiara Testoni
Architetto, PhD


Scheda tecnica

Oggetto:

It started with a dime

Località: Amsterdam, Olanda
Committente: Woonstichting The Key
Progetto architettonico: Studio Wessels Boer
Consulenza artistica: Marieke Gerritsen
Cronologia: 2013 (realizzazione)
Fotografie: Hans Peter Föllmi, Marjet Wessels Boer
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