Italia/Emilia Romagna  

Architettura rurale in zona sismica: per un protocollo di conservazione

Si vogliono indagare qui le caratteristiche strutturali e le possibili vulnerabilità dell’edilizia rurale storica in area emiliana, esito di un sapiente empirismo che nel laterizio trova la propria soluzione tecnologica.

Per chi voglia occuparsi di edifici storici in muratura, una questione particolarmente interessante è quella posta dalla conservazione del “paesaggio rurale” (fig.1). 

Forse perché non ancora del tutto svelata nelle sue strutture fondamentali, o forse perché testimonianza di una “architettura naturale”, che sembra essersi sviluppata a margine delle teorie architettoniche e strutturali propriamente dette, l’edilizia rurale costituisce una sorpresa, offrendo dettagli costruttivi e ricercatezze materiali che stridono in affascinanti contrasti tra forma e funzione, ancora più sorprendenti se li si pensa collocati nell’ambito di un’edilizia “povera”. Il bello è che proprio dall’osservazione attenta di un’architettura marginale e funzionale, spesso priva di progettazione e di calcolo, si possono rintracciare le linee fondamentali di sviluppo della costruzione in muratura, che trova le sue radici in un sapiente empirismo più che in complessi calcoli strutturali [1].
La questione assume implicazioni ancora più interessanti quando si voglia indagare, di questa stessa costruzione, la vulnerabilità sismica, individuando criticità e proponendo soluzioni finalizzate a una conservazione integrata che ne rispetti configurazione e caratteri fondanti. Il grave evento sismico che ha coinvolto l’Emilia Romagna nel 2012 ha rappresentato, in questo senso, un’occasione particolarmente interessante per verificare gli esiti di un metodo costruttivo e, ancor più, i riflessi, quasi sempre negativi, di pretesi interventi di “adeguamento” eseguiti su antiche scatole murarie in questo modo troppo spesso stravolte nel loro originario comportamento (fig.2)
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