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Paesi Bassi/Amersfoort  
Hans Kollhoff

Riqualificazione urbana Amersfoort

A nord-est dell’Olanda e di Amersfoort campeggia una nuova porta della città, faro per chi giunga dal paesaggio rurale circostante, fortemente orizzontale e piano. Il quartiere si caratterizza visivamente per la commistione tra innovazione e tradizione, ricondotte all’equilibrio dal comune vocabolario espressivo, ed elevate, non solo concettualmente, sopra ogni altra cosa: quattro torri s’innestano nell’edificato del quartiere, ora slanciandosi come elementi estrusi dal costruito e collocandosi allo stesso tempo isolate al suo interno.

La letteratura disciplinare individua nella città contemporanea, se non addirittura nella metropoli con i suoi contrasti, il termine di confronto naturale per la grande dimensione dell’architettura, tema teorizzato in particolare dalla fine degli anni ‘90 del secolo scorso, e che ha trovato in alcuni progettisti emblematica rappresentatività. 

Di Rem Koolhaas, autore della monografia S, M, L, XL, Gabriele Mastrigli ha scritto: «Alla metà degli anni Novanta scale dell’architettura e scale della comunicazione trovano un punto di equilibrio sul tema della Grande Dimensione. Grandi architetture, grandi concetti, grandi libri, grandi mostre(…)». 

Ma grande e piccolo hanno senso solo rispetto a un sistema di riferimento. Ad Amersfoort il sistema di riferimento è doppiamente costituito dal tessuto della città storica, sia nel senso della misura d’uomo a cui si conforma il centro cittadino, sia in quello del confronto con il macroelemento urbano costituito dal quartiere. Con riferimento alla città storica e allo sviluppo urbano lento e organico a cui ci ha abituati, l’intero quartiere di nuova costruzione deve trovare risposta alla differenza fondamentale della diversa condizione temporale del progetto: la città in crescita lenta e continua viene fatta propria dai fruitori in un tempo lungo, invece la città che si espanda per adduzione repentina d’interi nuovi quartieri s’espone alla perdita dei segni del tempo e delle sue stratificazioni. In La città dialettica Osvald Mathias Ungers ha raccolto alcuni suoi progetti urbani di concorso redatti negli anni ‘90, in cui in proposito ha approfondito due specifiche strategie. Nella seconda, «la città come layer», reinterpreta lo sviluppo lento e organico della città proponendo nuovi quartieri che nascono come per sovrapposizione di strati, già all’atto pratico del progetto: prima i rapporti spaziali tipici del costruito, sopra si pongono quelli dei percorsi, quindi quelli dello spazio pubblico. La stratificazione dei layer è suggellata dal nuovo edificato diffuso a torre, che definitivamente si sovrappone alla città consolidata, connotandola in senso verticale. 

Quanto solo teorizzato dal progetto di Ungers, sembra trovare riscontro concreto nella realizzazione di Kollhoff, capace in realtà di andare oltre e fissare anche rimandi precisi tra l’edificato verticale e le regole della città storica di Amersfoort. Fra l’edificato basso e gli spazi di vicinato, fra i canali, nel centro storico della cittadina improvvisamente scattano verticali gli elementi monumentali, quale la chiesa, vero fulcro dell’espansione urbana storica. Ricorda Remo Dorigati: «la “grande dimensione” è sempre esistita nella sua forma di monumento, di edificio o infrastruttura collettiva, ogni cultura ha elevato i propri monumenti come manifestazione di potere attraverso un’impressionante capacità di dominio delle forze della natura come una costante sfida dell’uomo». In questo caso la sfida, vinta, volge al controllo delle forze del progetto, del cantiere e della tecnica costruttiva, oltre a quelle della città. Chiave interpretativa e comune denominatore della grande dimensione del quartiere di Kollhoff è il linguaggio architettonico, che reinterpreta quello storico, sia al livello del dettaglio, sia dell’approccio complessivo all’intervento. Alla classica suddivisione verticale, fra attacco a terra, coronamento e fusto intermedio, qui più che mai esteso, corrisponde il repertorio amplissimo e codificato di soluzioni progettuali d’involucro, eseguite in laterizio, secondo tecniche di posa capaci d’aggiornare le applicazioni tradizionali e guadagnare le altezze del progetto contemporaneo. 

Così la grande dimensione si fonda sul più piccolo e basico degli elementi costruttivi. 

Alberto Ferraresi
Architetto, libero professionista


Scheda tecnica

Oggetto: Riqualificazione urbana Amersfoort
Località: Amersfoort, Olanda
Progetto architettonico: Hans Kollhoff
Unità abitative: 192
Cronologia: progetto e realizzazione 2005-2013
Superficie progetto: 64.000 mq
Costo complessivo: 66.500.000,00 di euro

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