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Ruanda/Kayonza  
Sharon Davis Design

Women’s Opportunity Center a Kayonza

Chissà se l’architetto newyorkese Sharon Davis, il giorno in cui decise di abbandonare la sua carriera di successo nel mondo della finanza per iniziare, non più giovanissima, una completamente nuova nel campo dell’architettura, si immaginava che avrebbe avuto a che fare con interventi come il Women’s Oportunity Center? Perché il progetto di Kayonza non rappresenta solamente un’opera di architettura costruita, ma molto «altro»: non realizza soltanto un centro di rifugio, ma fornisce, attraverso l’insegnamento di nuovi mestieri lavorativi e imprenditoriali, anche un modello per la futura autosufficienza economica della comunità.

Il centro è stato finanziato da Women for Women International (WFWI), un’organizzazione nonprofit con sede a Washington, fondata per aiutare le donne che hanno sofferto traumi provocati da guerre e conflitti a ricostruirsi una nuova vita, e con la quale Davis aveva già collaborato, in uno dei suoi primissimi lavori, in Kosovo.

Il Ruanda, uno dei più piccoli e più densamente popolati Stati africani, è stato segnato, nel giro di appena cento giorni (tra l’aprile e il luglio del 1994) dall’uccisione di un milione di persone, appartenenti in prevalenza alla tribù Tutsi. Dopo una quindicina d’anni, a guerra ormai conclusa, nel suo evolversi verso la riconciliazione e la democrazia, il governo ruandese mise a disposizione dell’associazione Women for Women un’area di circa 2 ettari per la costruzione del Women’s Oportunity Center.

Nella piccola cittadina di Kayonza, situata a circa un’ora dalla capitale Kigali, un importante crocevia stradale del paese, Sharon Davis ha cercato di «ricreare un villaggio vernacolare ruandese mediante una serie di padiglioni a scala umana, raggruppati per dare vita a una realtà in grado di accogliere fino a 300 donne, impostata secondo princìpi di sicurezza e spirito di gruppo».

L’architettura proposta, effettivamente, trae spunto dagli esempi di un’edilizia ormai perduta, impostata sulla tradizione vernacolare delle forme circolari e del palazzo storico reale, che, però, presentavano i tetti in paglia e le pareti di canne intrecciate e richiedevano frequenti interventi di manutenzione. 

Una versione contemporanea di questi modelli storici è stata proposta con l’utilizzo di pareti costruite in mattoni e di coperture in lamiera ondulata.

I 450.000 mattoni d’argilla impiegati per la realizzazione del centro, sono stati prodotti direttamente dagli utenti, dandogli l’opportunità di imparare anche un nuovo mestiere; invece, la lamiera ondulata è stata scelta perché 

è il materiale più pulito per la raccolta d’acqua piovana ed è facilmente reperibile in Africa.

Il Women’s Oportunity Center, posto all’interno di un’area semirurale di forma trapezoidale, è costituito da numerosi edifici-padiglioni, che, come in un villaggio locale, costituiscono una struttura familiare autosufficiente: sette padiglioni di forma circolare adibiti ad aule, alloggi, una cucina in comune, uffici amministrativi e per lo staff, uno spazio centrale per le assemblee, una fattoria didattica (aiuta a produrre e commercializzare i propri beni), il mercato (vendono cibo, tessuti, cesti e altri beni insieme all’acqua potabile raccolta dai tetti) e altri servizi. 

Gli spazi adibiti a mercato possono essere concessi in locazione, in modo 

da generare un’altra fonte di reddito supplementare. 

I padiglioni di forma circolare sono stati assemblati con i numerosi mattoni autoprodotti, posandoli in maniera sfalsata, così da poter far passare la luce e l’aria per favorire il raffreddamento passivo e la schermatura solare, pur mantenendo un senso di privacy. 

La struttura della copertura soprastante è completamente indipendente; il metallo ondulato facilita la raccolta d’acqua piovana, che è convogliata in cisterne sotterranee per tenerla fresca. Da lì, una piccola pompa solare la solleva a una torre nella parte superiore del sito, dove viene filtrata e, successivamente, venduta come acqua potabile.

Le latrine pubbliche, molto diffuse in Ruanda, e che spesso hanno costituito fonti d’inquinamento delle falde acquifere sotterranee, qui sono state sostituite da compost toilet, un metodo semplice e salubre per ridurre il consumo dell’acqua e trattenere i rifiuti solidi e liquidi ricchi di azoto. Questo sistema consente di sfruttare il fertilizzante naturale prodotto per la gestione delle imprese agricole o per essere venduto all’esterno.

Ogni anno, il centro di Kayonza aiuta 300 donne a superare la pesante eredità di un conflitto vissuto in prima persona. Conclude Sharon Davis: «A noi, come progettisti, ha consentito di dare vita a un’etica di collaborazione globale che sta rapidamente rimodellando il nostro approccio architettonico. Nelle vite e nelle storie di queste donne abbiamo trovato gli stimoli a livello locale per dar vita a un’architettura dell’ottimismo con risonanze globali»

* Igor Maglica
PhD, architetto e giornalista


Scheda tecnica

Oggetto: Women’s Opportunity Center
Località: Kayonza, Ruanda
Committente: Women for Women International, nonprofit organization
Progetto architettonico: Sharon Davis Design
Cronologia: 2009 – 2013
Fotografie: Elizabeth Felicella

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