Nikolaus Bienefeld

Lontano dalle odierne tendenze: semplicità e chiarezza in architettura

Nikolaus Bienfeld
Nato nel 1958, si è diplomato nel 1989 alla Kunstakademie di Dusseldorf. Nel 1996 ha preso le redini dello studio di progettazione del padre¸Heinz Bienefeld (1926-1995), maestro di semplicità e chiarezza, formatosi alla scuola di Dominikus Böhm. E’ stato insegnante di design; attualmente è docente di Progettazione, Costruzione e Teoria degli edifici alla Technischen Hochschule di Colonia. E’ stato insignito del Brick Award 2010 per la sua casa Morjan-Poeten.

Nella tradizione del vostro studio di progettazione, risalta nettamente uno stile rappresentativo che non cerca compromessi con nessuna delle tendenze attuali. L’impiego dei materiali primari della costruzione, il mattone soprattutto, poi il legno per le finiture esterne e interne, inoltre la ricerca del decoro e lo studio tecnologico dei dettagli, non compromettono l’impostazione moderna e assolutamente funzionale dei manufatti da voi costruiti. Adottare materiali tradizionali comporli con eleganti e semplici decori e con uno studio accurato dei dettagli, porta a uno stile costruttivo che si differenzia da quello fatto di forme strane e di materiali non usuali. Può spiegare questa scelta?

Prima di tutto ci orientiamo verso materiali che non fanno riferimento ai canoni architettonici. Tuttavia, ci sono criteri di valutazione che implicano alcune questioni, come ad esempio il processo di invecchiamento (la patina, l’invecchiare con dignità) o la tonalità dei materiali, che devono armonizzarsi nell’accostamento con altri materiali. Si aggiunga a ciò che il luogo può condizionare la scelta del materiale. In linea di principio, la definizione dell’ambiente (inteso come spazio costruito) è primaria. In sostanza, lo spazio circostante è fondamentale. La leggibilità della forma dello spazio è essenziale per la comprensione! Lo spazio affascina se ha una forma chiara. La questione della decorazione e del dettaglio deriva da una intenzionalità, cioè dal pensare le cose come unione delle parti, formulate in modo accurato, così che sia leggibile una qualità non apparente. Compito del progettista è quello di affrontare ogni problema, rilevato in ogni punto della composizione. Theodor W. Adorno descrive ciò molto bene: “La bellezza, oggi, non ha altra misura che la profondità a cui l’opera porta le contraddizioni che l’attraversano e che padroneggia solo accompagnandole, non nascondendole.” [1].

Professor Nikolaus, come è impostato il lavoro di progettazione nel suo studio? Pur con le odierne tecnologie di strumentazione grafica, segue l’abitudine paterna di curare meticolosamente il particolare costruttivo; di specificare accuratamente molteplici elementi della costruzione, disegnandoli nel dettaglio per determinarne un’originale ma esatta funzionalità?

L’interazione tra l’idea e l’elaborazione costruttiva fa sì che ad ogni cambio di scala anche i risultati formulati in precedenza su un singolo aspetto vengano messi in discussione ed esaminati nella complessità del progetto (effetto spaziale – interno ed esterno). Modelli di dettaglio e disegni sono realizzati per supportare questo processo. La costruzione di un edificio non va intesa solo rispetto alla comprensione strutturale, ma anche rispetto alla rappresentatività dello stesso edificio. Secondo questo modo di pensare, non si può non dare ad ogni dettaglio il dovuto valore; ragion per cui è necessaria una attenta preparazione ed elaborazione del progetto, chiara, artigianale, impegnativa che deve essere soprattutto formulata per essere semplicemente comprensibile. In diverse epoche questo aspetto è stato sicuramente esagerato e la reazione di Adolf Loos ai miei occhi è comprensibile, ma ciò non significa rinunciare alla necessità di progettare in dettaglio. Quando un soluzione è esagerata, si attenua l’idea generale.

Negli edifici sacri e nelle abitazioni da voi progettate si riconosce la chiarezza degli impianti tipologici adottati; la semplicità geometrica delle piante e dei volumi creati, che certamente dimostra l’impegno da voi dedicato allo studio dell’architettura classica e la vostra capacità di sintetizzare morfologicamente tali insegnamenti. Può spiegare le caratteristiche principali di tale studio?

Esaminando la pianta del piano terra e la sezione longitudinale della chiesa di St. Katharina a Colonia-Blumenberg, si riconosce che in essa è stata formulata una nuova forma spaziale. A prima vista l’impressione può essere inusuale, ma la spazialità è impostata su idee classiche e su principi di base dell’architettura: due pareti contrapposte, una come segmento circolare, l’altra composta da due linee rette che si rapportano al segmento circolare; il pavimento, che al centro si abbassa per 1,60 metri e il soffitto, che al centro è più alto e trova la sua conclusione in un lucernario (banda luminosa); è un ambiente che si apre in tutte le direzioni, rivolto verso il centro; “La corda che tende l’arco”, secondo la descrizione un tempo formulata da J.Thorn-Prikker. In questo modo si riducono questi principi basilari di architettura fino all’essenziale. Quindi non importa se un’architettura è nuova, o molto insolita, o piuttosto insolita, è molto più importante il linguaggio chiaro dello spazio, cioè lo spazio come intelligibilità dell’architettura elementare ed essenziale. Le strutture agiscono come un corpo dello spazio sull’intero corpo dell’uomo. L’attraversamento di una soglia è come l’immagine architettonica del rinnovarsi dello spirito. Il cambiamento di spazio provoca cambiamenti nei processi della mente. La soglia può essere costituita da un gradino o da un cambiamento nell’intensità della luce di una stanza. Segna il luogo in cui gli strumenti dell’architettura modificano il comportamento umano.

L’idea che ha generato molti dei vostri progetti sembra essere stata concepita per rispondere a un titolo tematico, o meglio a un obiettivo rappresentativo di un aspetto simbolico o concettuale della vita sociale. Ciò risalta particolarmente negli ambienti sacri disegnati da Heinz Bienefeld, che evocano per esempio l’essenzialità delle basiliche del romanico; oppure nelle case unifamiliari di Nikolaus che si pongono a confronto con l’ambiente circostante con assoluta semplicità, ma ugualmente facendo mantenere all’impianto costruttivo l’ordine e la semplicità caratteristiche dell’uniformità tipologica. E’ così?

Il tema è sempre lo stesso e comunque è sempre diverso. Il gran numero di elementi di un progetto, che sono dettati dal luogo, dai clienti, dalle leggi, ecc., ostacolano la visione personale dell’architettura. Dare agli ambienti appropriate proporzioni e posizionare gli elementi di un edificio in modo equilibrato sono le mie preoccupazioni.

La maggior parte dei vostri progetti realizzati vede il mattone a vista protagonista della costruzione, utilizzato anche per dimostrare l’impostazione artigianale del lavoro, ma soprattutto per raggiungere la migliore funzionalità, con un impiego essenziale di forme, materiali e colori che rende chiara e immediata la percezione dell’architettura. Professor Nikolaus, quali altri aspetti tecnologici e costruttivi tendono a privilegiare secondo lei la scelta di questo materiale?

La muratura ha, in aggiunta ai benefici noti già elencati nella domanda, vari aspetti come, ad esempio, la duttilità, la varietà cromatica e la struttura superficiale, la resistenza, la funzionalità, tutte caratteristiche particolari che vanno ben oltre i requisiti tecnici di un materiale. Sto parlando della “atemporalità” di questo particolare materiale. Pier Paolo Pasolini ha mostrato questo aspetto nel suo film “Mamma Roma” in cui, nella sequenza del “Parco degli Acquedotti”, ha esaltato i ruderi di mattoni amorfi come fossero delle celebri sculture (fig. 1 - 2). Pasolini è stato uno dei pochi registi in grado di comprendere correttamente il ruolo dell’architettura e cosi trasporlo opportunamente nei sui film. Un altro criterio importante, nella scelta del mattone per la costruzione, è la possibilità di creare le masse murarie con questo piccolo modulo e così dar vita, sia in apparenza che per consistenza, ad un manufatto monolitico. Inoltre, attraverso le infinite possibilità che derivano dalla composizione della tessitura del mattone, dal tipo (misura) e dalla qualità superficiale del mattone, dal motivo delle diverse stilature di giunzione, dal colore e dalla struttura (composizione della malta, ecc.), si possono sviluppare una moltitudine di elementi, che possono essere compresi attraverso la storia.

Roberto Gamba
Architetto, libero professionista