Italia/Roma  

Il grande cantiere imperiale di Ostia

Alfonso Acocella
Professore Ordinario, Dipartimento di Architettura, Università di Ferrara Coordinatore del Corso di laurea in Design del prodotto industriale, dirige il Laboratorio di ricerca MD. Fra le sue opere principali sul tema laterizio: L’architettura del mattone faccia a vista (1989); L’architettura dei Luoghi (1992); Tetti in laterizio (1994); Involucri in cotto (2000); Rossoitaliano (2006);
Il tetto. Elemento di architettura (2013). È fondatore (2016) di MD Journal, rivista scientifica di design in Open Access.

Sin dal VI sec. a. C. molte delle merci e prodotti disponibili in Roma giungono attraverso la via d’acqua del Tevere. S’intuiscono, conseguentemente, le motivazioni che conducono il Senato alla decisione di fondare – fra il 338 e il 317 a. C., secondo la datazione avanzata da Guido Calza – la prima colonia romana alla foce del Tevere, con ruolo strategico di controllo del traffico fluviale, che prenderà il nome di Ostia.

L’insediamento, in origine essenzialmente militare, prevede un castrum fortificato rettangolare (194x125,7 m) a sud dell’ultimo tratto del fiume prima che quest’ultimo sfoci nel mare Tirreno.

Nel corso dei secoli successivi lo sviluppo urbano di Ostia – pur passato da castrum ad urbs (267 a. C.) – non registra una particolare crescita in quanto il porto fluviale, a causa di fondali poco profondi, impedisce l’attracco delle grosse navi destinate al trasporto di lungo raggio dei beni di massa (quali, soprattutto, i cereali) per i quali il porto di Pozzuoli (Puteoli) continuerà a rappresentare fino ai primi decenni del II sec. d. C punto di riferimento e di approdo obbligato; dal porto campano le merci proseguono il loro trasferimento fino ad Ostia mediante piccole imbarcazioni seguendo una navigazione sotto costa senza ulteriori trasbordi.

Modesto centro urbano per tutta la fase storica repubblicana – privo di foro, teatro, terme pubbliche – l’insediamento alla foce del Tevere registra un primo sviluppo in epoca sillana; è la fase edilizia delle costruzioni in opus quasi reticulatum e, poi, reticulatum che caratterizza le domus signorili dei magistrati della colonia e dei primi ricchi commercianti sul modello della tipologia latino-italica ad atrio con pavimenti in cocciopesto appena arricchiti da puntiformi inserti litici, mosaici geometrici a piccole tessere bianche e nere, qualche opus sectile policromatico...