Coperture con manti di finitura in laterizio: aspetti tecnologici e prestazionali

Le coperture rappresentano quella classe di elementi tecnici nevralgici dal punto di vista di una folta gamma di prestazioni, che influiscono sul comportamento dell’intero organismo edilizio. Il contributo confronta le principali caratteristiche prestazionali dei manti di copertura in laterizio, con alcune tipologie di copertura in altro materiale, con particolare riferimento ai materiali metallici

La copertura, come descritta da Pevsner et al. nel Dizionario di Architettura, “conclude superiormente una costruzione”, pertanto, il suo ruolo è tra i più rilevanti: in quanto elemento di “conclusione” deve riassumere l’insieme dei caratteri tecnologici dell’intero involucro. Prima ancora che di natura tecnica e tecnologica, la copertura è legata a una serie di aspetti di natura figurativa: infatti, nel linguaggio comune il concetto di tetto identifica metaforicamente la casa. L’evoluzione delle coperture ha i suoi esordi nel Neolitico con i tetti a cono delle capanne, e subisce numerose variazioni morfologiche, materiche e tecnologiche finalizzate al miglioramento delle prestazioni. Lo scopo di tale processo evolutivo è duplice: garantire sia il funzionamento nel tempo dell’elemento costruttivo sia il comfort interno e la qualità di vita degli utenti. La storia delle coperture consente un interessante racconto specialmente se ripercorso distinguendo l’evoluzione della forma e quella della materia. Dopo il neolitico, la morfologia delle coperture si evolve passando per la pseudo-cupola (epoca preistorica), la volta a botte (civiltà romana e orientali), la copertura a falde (età paleocristiana), la volta a crociera (periodo romanico e gotico), e a cupola (epoca bizantina). A seguire, tali archetipi vengono reinterpretati subordinando la morfologia all’innovazione. L’impiego dei materiali ferrosi, del calcestruzzo armato, della precompressione e dei sistemi di prefabbricazione ha consentito l’incremento delle luci libere e l’introduzione di morfologie più consone all’impiego, come accade per gli shed nell’edilizia industriale. Inoltre, il Movimento Moderno adotta le coperture piane a discapito di quelle inclinate, fatti salvi i contrasti delle teorie postmoderniste e dell’high-tech, che tentarono di riportare in auge la forma a vantaggio del tetto inclinato. Seguendo la regola dell’arte, l’inclinazione di una copertura dovrebbe essere condizionata dai fattori climatici, e dipendere solo parzialmente dall’evoluzione storica degli elementi tecnici. Dal punto di vista materico, le variazioni più significative nei manti di copertura si rilevano negli ultimi due secoli.
Le coperture con manti di finitura in materiale lapideo devono molto alla rivoluzione industriale e alla possibilità di realizzare elementi sagomati regolari in grande quantità nel minor tempo. Anche l’impiego dei materiali metallici subisce una importante diffusione nello stesso periodo, così come l’impiego di pece, asfalto ecatrame specialmente per l’impermeabilizzazione e la finitura di coperture piane. Tuttavia, le coperture inclinate in laterizio, a metà Ottocento rappresentavano la soluzione più diffusa
e una storia millenaria.
L’impiego del laterizio riconosce il proprio modello di origine negli elementi di copertura, quali tegole e coppi, tanto che Acocella, nella sua “Storia del laterizio”, riporta che “lungamente presso i romani la tegula (dal verbo tegere, indicante l’atto del ricoprire) è stata a indicare tanto la comune tegola da tetto quanto la lastra di laterizio cotto funzionale alle più varie esigenze costruttive” e che “è impiegato per designare qualunque tipo di manufatto in laterizio sottoposto alla cottura in fornace”.