Strategie per nZEB “salutari”

Gli involucri edilizi ad altissimo isolamento e tenuta all’aria influiscono sulle condizioni ambientali interne degli edifici, non solo da un punto di vista termico ma anche da quello igrometrico, determinando un accentuato rischio di formazione di muffe e possibile impatto sulla salute degli abitanti.

Negli ultimi decenni, la Comunità Europea, in applicazione agli obiettivi del Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra, ha emanato una serie di direttive orientate a ridurre progressivamente, fino quasi ad azzerare, anche compensando con energia prodotta da fonti rinnovabili, il consumo energetico degli edifici, ed a realizzare edifici a “consumo energetico quasi nullo”, in inglese “nZEB – nearly Zero Energy Building”1. Ciò ha comportato l’introduzione nel nostro contesto di nuovi modelli costruttivi, forse eccessivamente ispirati all’approccio tipico di Paesi con clima molto freddo, ovvero basati sulla minimizzazione degli scambi tra interno ed esterno grazie ad un involucro edilizio ad altissimo isolamento termico e tenuta all’aria. Tale modalità costruttiva, se passivamente mutuata nel nostro contesto, rischia di creare edifici, certamente a bassissimo consumo energetico (in inverno), ma con possibili ripercussioni sul comfort interno e sulla salute degli occupanti. I moderni serramenti a sempre più elevata tenuta all’aria
e la difficoltà nell’utilizzo diffuso di impianti meccanici per la gestione dei ricambi d’aria contribuiscono ad acuire il problema. Inoltre, se un elevato livello di isolamento dell’involucro permette di risparmiare energia nella stagione fredda, esso rischia di generare un surriscaldamento degli ambienti nel periodo estivo (con conseguente incremento dei consumi e dei costi di climatizzazione) in contesti climatici caldi e temperati [1–4].

 

 

 

 

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