Regno Unito/Londra  
Proctor & Matthews

Quartiere ecosostenibile e assemblaggio a secco

L’idea contenuta nel masterplan del Greenwich Millennium Village a Londra è stata quella di creare un villaggio eco-sostenibile che riducesse in maniera consistente le emissioni di anidride carbonica e che cercasse di ripristinare un habitat idoneo allo sviluppo di alcune specie faunistiche e arboree

Il Greenwich Millennium Village, che si estende per un’area di circa 24 ettari (5 destinati a parco) a sud-est dell’omonima penisola bagnata dalle acque del Tamigi, rappresenta uno degli interventi pilota per la città di Londra, ma non solo, per quanto concerne la riqualificazione urbana sostenibile di grandi aree dismesse.

L’intervento di riqualificazione ha previsto, alla fine del secolo scorso, la dismissione delle industrie della società del gas (colpevoli della contaminazione del sottosuolo per oltre 25.000 tonnellate di catrame) e la conseguente decontaminazione del suolo attraverso la rimozione dello strato superficiale del terreno, la sostituzione dello stesso con terreno di riporto e l’introduzione di un sistema che consentisse di isolare il nuovo strato su cui poggiano gli edifici dal terreno sottostante. 

Basato sul masterplan generale di Richard Rogers (1996), nel 1997 Ralph Erskine vince il concorso per la realizzazione del masterplan dell’area e per la costruzione, al suo interno, di circa 1.000 alloggi che costituiscono la prima delle 5 fasi di realizzazione in cui il progetto è stato suddiviso. Al termine del processo, previsto per il 2015, le residenze ammonteranno a quasi 3.000 unità. 

Oltre alle residenze, all’interno del Millennium Village sono inseriti anche edifici a uso collettivo come uffici, scuole, asili nido, centri sociali, bar, ristoranti e negozi, oltre a una serie di aree all’aperto, parchi pubblici e spazi verdi privati, destinate al gioco e al tempo libero.

L’idea contenuta nel masterplan è stata quella di creare un villaggio eco-sostenibile che riducesse in maniera consistente le emissioni di anidride carbonica e che cercasse di ripristinare un habitat idoneo allo sviluppo di alcune specie faunistiche e arboree. 

La progettazione del Southern Park, collegato con più percorsi pedonali e ciclabili all’Ecology Park, ha avuto proprio questo scopo, ovvero quello di realizzare un grande polmone verde in grado di rigenerare l’atmosfera e contemporaneamente bonificare il suolo. 

Il riciclo di anidride carbonica, infatti, è stato uno degli obiettivi dell’intero intervento, finalizzato alla riduzione di emissioni dannose e al loro riutilizzo per altri scopi grazie all’uso di un impianto di cogenerazione; tale impianto impiega come combustibile la biomassa proveniente sia dagli scarti organici delle abitazioni, sia da salici e pioppi cresciuti nel parco, i quali, a chiusura del processo, assorbiranno l’anidride carbonica prodotta dall’impianto. In questo modo, il sistema di cogenerazione produce contemporaneamente elettricità ed energia termica, in quanto il calore ottenuto dalla produzione di corrente elettrica viene riciclato sia per produrre acqua calda che per riscaldare gli alloggi.

Un sistema di raccolta delle acque meteoriche, utilizzato per l’irrigazione dei parchi e degli spazi verdi, di cui fa parte l’impianto idrico dei canali e dei laghi artificiali, contribuisce a risparmiare circa il 30% dei consumi di acqua. Il progetto iniziale prevedeva anche il recupero delle acque provenienti dai lavabi, docce ed elettrodomestici per gli scarichi dei servizi igienici, ma l’elevato consumo di energia elettrica necessario al funzionamento delle pompe non ne ha permesso la realizzazione.

Il disegno delle abitazioni e l’uso dei colori vivacizza l’intero intervento.

La tipologia edilizia più ricorrente, che richiama lo stereotipo della casa londinese con giardino, è quella a corte, costituita da un edificio unico, oppure dall’abbinamento di più corpi di fabbrica.

Anche l’orientamento e le dimensioni degli spazi aperti e degli edifici, che variano sia in altezza che in lunghezza, incidono su fattori ambientali dell’intero intervento, quali la ventilazione e l’irraggiamento.

Il corretto orientamento permette la riduzione delle dispersioni a vantaggio dei benefici termici in inverno, mentre le altezze decrescenti da nord a sud deviano i venti freddi (che soffiano in direzione nord-est), riparando le corti interne e favorendo il soleggiamento degli alloggi attraverso le facciate rivolte a sud. 

Dal 1999, l’intervento è stato suddiviso in più fasi e lo studio di architettura Proctor&Matthews è entrato a far parte del progetto occupandosi della fase 2 che comprende cinque edifici a corte di circa 380 abitazioni con altezze variabili dai 2 agli 8 piani.

Gli edifici progettati da Proctor&Matthews si distinguono da quelli progettati da Erskine nella prima fase anche per la scelta dei sistemi costruttivi adottati; massivi e tradizionali quelli di Erskine, leggeri e a secco quelli di Proctor&Matthews.

L’attuale necessità, infatti, di prevedere interventi edilizi che pongano adeguata attenzione alla problematica della compatibilità ambientale richiede che il processo edilizio contenga, dalla fase di progettazione fino a quella di gestione, elementi in grado di ridurre il più possibile l’impatto del costruito sull’ambiente. 

Proprio perché durante il proprio ciclo di vita l’organismo edilizio immette nell’ambiente materia ed energia al fine di funzionare correttamente, mantenendo inalterate le proprie prestazioni, è riconosciuto come l’impiego di elementi leggeri, tecniche di assemblaggio a secco, prodotti riciclati e materiali a basso impatto, durante la fase di costruzione, contribuisca a ridurre tale immissione.

L’involucro di chiusura, oramai, non è più soltanto la «pelle» dell’edificio, ma diventa un sistema in grado di offrire prestazioni articolate e differenziate in cui si integrano non solo «muri e finestre» ma anche sistemi impiantistici e modalità di circolazione controllata dell’aria, capacità di accumulo termico, possibilità di ventilazione naturale o forzata. 

La facciata tende a perdere la sua massività e la sua monomatericità; si articola in più strati funzionali accrescendo l’offerta prestazionale. 

La progettazione dell’involucro deve quindi obbligatoriamente tenere in considerazione la massimizzazione del guadagno solare, l’adozione di sistemi schermanti, l’uso di aria per il raffrescamento passivo, l’impiego di materiali innovativi e l’utilizzo di dispositivi per lo sfruttamento dell’energia solare.

Per il Greenwich Millennium Village la scelta dei prodotti costituenti l’involucro esterno si è, per questo, orientata verso materiali quali il laterizio, il legno e le fibre di cemento colorate, opportunamente coibentate per evitare dispersioni e ponti termici; inoltre, l’impiego di materiali riciclati ha consentito sia di ridurre il consumo di materie prime, sia di abbattere i costi energetici dovuti all’estrazione e alla lavorazione dei materiali. 

La maggior parte degli elementi costruttivi (struttura e involucro, i moduli contenenti gli impianti di cogenerazione, gli ambienti di servizio e gli ascensori) sono prefabbricati e assemblati a secco. Si ottiene, in questo modo, una sensibile riduzione di quantità degli scarti di cantiere oltre a una diminuzione di durata, costi e difetti di costruzione. Inoltre, la standardizzazione e la modularità degli elementi offrono la possibilità di riciclare alcuni componenti e consentono, in caso di smantellamento, la «demolizione selettiva» e il successivo riutilizzo degli elementi stessi. È dimostrato che l’uso di tecnologie costruttive a secco può permettere la riduzione del 35% dei rifiuti da costruzione, portando al 20% il recupero dei materiali internamente al cantiere.

Claudio Piferi
Architetto, PhD, Università di Firenze


Scheda tecnica

Oggetto: Greenwich Millennium Village, fase 2
Località: Greenwich, Londra
Committente: Greenwich Millennium Village Ltd
Progetto architettonico: Proctor&Matthews
Cronologia: 1996-2015
Superficie: 24 ettari
Costo complessivo: € 60.000.000
Fotografie: Proctor&Matthews

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