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Italia/Treviso  
Mario Botta

Complesso polifunzionale area ex-Appiani a Treviso

Attraverso un’imponente operazione di progettazione urbana, Mario Botta ha «firmato», con il suo usuale stile vigoroso e chiaramente riconoscibile, un intero quartiere di Treviso, re-inventando una vivace cittadella dei servizi laddove prima sorgeva l’ampio vuoto urbano dell’area industriale dismessa «Ceramiche Appiani».L’intervento, che si inserisce nel fitto tessuto novecentesco della città occupando un’area di circa 70.000 m², estesa da viale Monte Grappa a sud a viale della Repubblica a nord, è caratterizzato da una elevata mixité funzionale grazie alla presenza, oltre che di residenze, spazi commerciali e direzionali, anche di numerose istituzioni di interesse pubblico (Questura, Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, Unione Artigianali, Centro parrocchiale, ecc.).

Lo schema progettuale è connotato da un’estrema chiarezza compositiva: un’ampia piazza interna, articolata secondo uno sviluppo basilicale che ricorda la «navata» di una cattedrale medioevale, costituisce il nodo attorno a cui si distribuiscono i fabbricati. Le quinte edificate racchiudono e proteggono il grande vuoto centrale con la forza di bastioni turriti, articolandosi attorno alla piazza secondo un impianto ortogonale, ai lati e in testata, e secondo uno sviluppo radiale a conclusione della prospettiva longitudinale, quasi a suggerire l’idea di un «coro». 

Un edificio a portale con impianto a «C», a destinazione commerciale (piano terra) e direzionale (piani superiori), rimarca l’ingresso da viale Appiani; quattro edifici, porticati al piano terra e disposti ai lati della piazza, ospitano aree commerciali e residenziali; quattro edifici ad «Y», destinati a enti e istituzioni pubbliche, concludono lo spazio edificato intorno alla piazza. 

Al piano interrato, trovano collocazione locali di servizio, depositi e archivi, locali tecnici, parcheggi a uso privato e pubblico. Nonostante l’elevata densità edificatoria dell’insediamento (ca. 70.000 m²), l’architettura non risulta soverchiante ma mantiene un rapporto equilibrato rispetto allo spazio aperto centrale, grazie a un efficace gioco di volumetrie: i fabbricati più alti sono disposti verso l’esterno, a eccezione delle torri distribuite a raggiera e prospicienti la piazza; quelli più bassi sono dislocati verso l’interno, per garantire un migliore raccordo con la scala umana e non compromettere il soleggiamento naturale. Nonostante la spinta introversione verso le aree centrali, baricentro funzionale del sistema, il complesso appare permeabile alla città attraverso varchi diffusi che lasciano trapelare all’esterno scorci di un micro-cosmo interno luminoso e gradevole, scandito da aiuole verdi, sedute e specchi d’acqua, zone di sosta alberate e percorsi impreziositi da materiali pregiati come porfido e marmo rosso. 

Le tecniche costruttive utilizzate rivelano la continuità con la tradizione tettonica del «buon costruire»: cemento armato per le strutture e laterizio faccia a vista (a pasta molle non estrusa), impiegato come rivestimento secondo varie tessiture, per assicurare resistenza agli agenti atmosferici e garantire assenza di manutenzione nel tempo. Le poderose volumetrie, la rigorosa simmetria del sistema – tradita solo dal volume della chiesa -, l’uso incontrastato di un materiale sovrano – il laterizio – fanno di questa «cattedrale laica» del XXI secolo uno spazio intensamente identitario, che trova nel suo carattere di a-temporalità, nel senso di ostinato rifiuto delle mode, la chiave di lettura di una solida e rassicurante architettura della permanenza.

Chiara Testoni
Architetto, dottoranda in Tecnologia dell'Architettura, Facoltà di Ferrara


Scheda tecnica

Oggetto: area ex-Appiani
Località: Treviso, Italia
Committente: Fondazione Cassamarca Treviso
Progetto architettonico: Mario Botta
Direzione lavori: Piero Semenzato
Cronologia: progetto 1994-2004; 2004-2012
Costo: 15 milioni €
Superficie complessiva: 70.000 m²
Superficie utile: 70.000 m²
Volume: fuori terra 230.000 m³
Fotografie: Enrico Cano

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