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Italia/Padova  
Mario Botta

Facoltà di Biologia e Biomedicina a Padova

La nuova sede universitaria sorge al vertice nord-ovest della grande area ex-Rizzato, a ideale conclusione della lunga stecca di stabilimenti produttivi dirimpetto. Se planimetricamente la dimensione caratteristica dei due affacci, posti l’uno di fronte all’altro, risulta paragonabile, in altezza la nuova fabbrica sovrasta le preesistenti, imponendosi quale simbolico riferimento visivo della prima periferia patavina, ancora compresa entro il tracciato ferroviario. Sul lato opposto a quello della strada, verso i circa cinquantamila metri quadri del parco Europa, l’intervento compone i nuovi volumi di forma regolare, rettangolare, attorno all’ideale centro della figura geometrica di base, come se le nuove aule fossero petali attorno agli stami.

Al di là del facile rimando all’immagine del fiore, nome con il quale l’edificio è comunemente individuato in loco, l’accostamento ravvicinato di volumi laterizi e il ricercato effetto chiaroscurale fra di essi, diversamente esposti all’irraggiamento naturale, evocano l’immagine della cittadella storica, chiusa su se stessa, per chi osservi dal parco. La forma arrotondata d’insieme, derivante dal tracciato curvilineo di partenza, stimola la curiosità, spingendo ad avvicinarsi alla ricerca del centro; esso è però racchiuso all’interno, poiché il fronte su strada lo protegge alla vista esteriore. Gli schizzi di studio mostrano l’evoluzione compositiva di questo affaccio, pensato in origine anch’esso, dal punto di vista figurativo, quale fusione di quattro corpi più autonomi, poi raccordati nello scultoreo disegno unitario attuale. 

Ribaltando all’interno il tema dei rimandi tipologici, a giudicare dalla planimetria generale della nuova cittadella universitaria, lo schema ricorda per certi versi quello dell’anfiteatro classico, in cui al centro hanno luogo non solo spettacoli, ma eventi di vera vita pubblica e politica. Allo stesso modo avviene in università, il cui spazio comune centrale si moltiplica ai piani negli spazi distributivi a ballatoio, collegati da scale a giorno, sempre sviluppate nel volume centrale a tutt’altezza. Piace particolarmente il ruolo prioritario assegnato a questo spazio connettivo, dove far circolare libere le diverse idee e far intrecciare relazioni tra le persone. La sua importanza è ulteriormente marcata dall’accesso diretto, dall’ingresso principale dell’edificio, e dal grande lucernario in copertura, a quasi venti metri di altezza.

L’altezza e il materiale, pressoché unico, del paramento esterno, trovano punti di contatto con alcuni edifici residenziali situati a poca distanza. I mattoni sono normalmente posati con sormonti in mezzeria, a corsi alterni. Le eccezioni sono concomitanti alle bucature, emergenti così con ancora più evidenza, e al coronamento sommitale: qui il mattone è posato in verticale, su due ordini sovrapposti, per semplici accostamenti dei conci. Fra le grandi aperture a nastro disposte sulla corolla del fiore, la complanarità degli affacci laterizi è tradita ritmicamente da due corsi di mattoni, di minor dimensione e arretrati di alcuni centimetri rispetto all’allineamento esterno dei prospetti. Sono alloggiati nella concavità delle travi cementizie perimetrali. Tali travature corrono non solamente in corrispondenza dei solai ai piani: se ne aggiungono infatti due ulteriori interpiano a cadenza regolare, come a realizzare grandi frangisole davanti alle pareti di vero involucro, ampiamente vetrate a illuminare le aule. L’assenza di montanti strutturali agli spigoli più esterni, proprio in corrispondenza dei grandi tagli finestrati, contribuisce al senso di sorpresa generato dalla dimensione notevole degli sbalzi.

Alberto Ferraresi
Architetto, libero professionista


Scheda tecnica

Oggetto: Facoltà di Biologia e Biomedicina
Località: Padova
Committente: Università di Padova
Progetto architettonico: Mario Botta
Direzione lavori: Guido Visentin
Dati dimensionali: area terreno: 8.800 m², volume: 27.899 m³ fuori terra
Cronologia: 2007 (progetto), 2009 – 2014 (realizzazione)
Fotografie: Enrico Cano

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