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Italia/Venezia  

Suggestioni di laterizio: la materia che conquista la Biennale 2025

La 19ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, curata da Carlo Ratti e intitolata “Intelligens. Natural. Artificial. Collective, l’intelligenza, umana, artificiale e collettiva”, diventa una lente attraverso cui ripensare l’ambiente costruito. Un’esplorazione che riempie la distanza tra naturale e artificiale e propone l’architettura come risposta collettiva e aperta al cambiamento del nostro tempo. È in questo scenario di trasformazione che il mondo delle costruzioni entra per la prima volta da protagonista nel cuore dell’Arsenale con Construction Future, lo spazio della filiera “Fondamentale”, promosso da ANCE e dalle sigle del comparto edilizio: un’installazione immersiva che fonde visione e concretezza, dove robot umanoidi e sistemi costruttivi evolutivi delineano il profilo di un’edilizia del futuro: intelligente, interattiva, adattabile. La sfida è passare dalla progettualità alla sperimentazione reale, unendo formazione e innovazione in un laboratorio permanente. Qui il laterizio si afferma come materia viva, capace di un dialogo sorprendente tra artigianalità e automazione. All’interno del padiglione, un robot industriale sposta in tempo reale laterizi, a testimoniare come i materiali della tradizione siano al centro anche del linguaggio della robotica. A corredo di questa narrazione, l’installazione Elephant Chapel dell’architetto Boonserm Premthada - una struttura ad archi, alti quattro metri realizzati con mattoncini cilindrici a base di sterco di elefante – sperimenta in chiave ecologica un assemblaggio etereo. Sempre alle Corderie dell’Arsenale, Resourceful Intelligence dello studio Park propone un approccio circolare alla progettazione architettonica. Tra i due elementi principali dell’installazione, una parete in elementi di clinker recuperati dalla decostruzione dell’Hotel Michelangelo di Milano mette in evidenza le potenzialità espressive e strutturali del laterizio riutilizzato, nel segno di una sostenibilità che parte dalla materia. A queste esperienze si affianca Insieme, una struttura realizzata con mattoni di recupero provenienti da diverse demolizioni, che promuove il riutilizzo creativo dei materiali nell'edilizia comunitaria. Questo progetto di design partecipativo, frutto della collaborazione tra Svizzera, Venezuela e Sudafrica, combina strumenti digitali con pratiche circolari tradizionali. I passaporti digitali dei materiali consentono ai visitatori di tracciare la storia di ciascuno di essi e di scoprirne il potenziale di riutilizzo futuro. Insieme invita all'interazione, incoraggiando i visitatori a scoprire le origini dei materiali e il modo in cui contribuiscono a un design circolare. Così, alla Biennale 2025 il laterizio si presenta come interprete silenzioso ma incisivo, un materiale iconico che non ha bisogno di imporsi per lasciare il segno; è resistente, sì, ma anche narrativo: racconta storie di luoghi, di mani che costruiscono, di conoscenze tramandate e trasformate, attraversando culture, climi e modi di abitare. Il laterizio si mostra in tutte le sue forme: crudo, cotto, riciclato, reinterpretato. Lo si ritrova come struttura, fondazione, rivestimento, simbolo. A volte evidente, altre volte nascosto sotto la superficie, ma sempre presente come filo “rosso” materico che cuce insieme passato e futuro. Alla Biennale di quest’anno, dedicata al tema dell’abitare come gesto politico, ecologico e relazionale, il laterizio si fa veicolo di senso, strumento di rigenerazione, piattaforma concreta per ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo. Una materia che costruisce, protegge, racconta e, oggi più che mai, trasforma. Ecco allora un itinerario illustrativo tra alcuni dei padiglioni più rappresentativi, dove la bellezza del laterizio si manifesta come memoria viva, architettura del possibile, segno di una cultura del costruire che non rinuncia alla materia, ma la ascolta e la rinnova.

Spagna: materiali da pesare

Il padiglione spagnolo Internalities, curato da Roi Salgueiro e Manuel Bouzas, affronta con lucidità la questione della decarbonizzazione dell’architettura. La proposta si articola attorno a cinque assi tematici - Materiali, Energia, Mestieri, Rifiuti, Emissioni - che mappano e mettono in rete pratiche costruttive locali, artigianali e circolari. All’interno del padiglione, una sala raccolta ospita una serie di bilance disposte su una griglia, ciascuna delle quali sorregge un materiale da costruzione – terra, laterizio, calce, scarti ceramici, materiali riciclati. Questo gesto, semplice ma potente, visualizza fisicamente il peso della materia, invitando a riflettere su ciò che spesso non si vede: l’impronta ecologica del costruire. Le bilance non sono strumenti di precisione, ma metafore di responsabilità: ogni materiale si misura, letteralmente e simbolicamente, con le conseguenze ambientali della sua estrazione, trasformazione e messa in opera. È una chiamata etica all’architettura, che deve interrogarsi sulla sostenibilità reale dei suoi componenti, non solo in termini di emissioni, ma di provenienza, rigenerabilità, impatto locale. In questo contesto, il laterizio assume un valore emblematico: è presente come materiale da soppesare, ma anche come elemento storico e circolare, in grado di attraversare i cicli del tempo senza perdere valore. Le bilance raccontano la fragile equazione tra bellezza, tecnica e responsabilità, e ricordano che ogni scelta progettuale ha un peso, anche invisibile.

Austria: il diritto alla casa

Nel Padiglione austriaco, Agency for Better Living, curato da Sabine Pollak, Michael Obrist e Lorenzo Romito, il laterizio assume un ruolo significativo nel confronto tra due modelli urbani profondamente diversi: Vienna, capitale dell’edilizia pubblica e dell’abitare collettivo pianificato, e Roma, dove la casa nasce anche da processi informali, auto-organizzati e privati. Il cortile del padiglione ospita una rilettura in chiave contemporanea della celebre vasca a forma di rene di Josef Hoffmann: l’opera viene reinterpretata attraverso una composizione libera e scultorea di blocchi di argilla locale. Questi blocchi non sono destinati allo scarto ma verranno reimpiegati nella filiera edilizia urbana, in un ciclo produttivo che mira alla sostenibilità e alla rigenerazione. Il laterizio qui diventa uno strumento di dialogo tra pratiche urbane, simbolo di un costruire non fatto di sprechi, ma accessibile e democratico. Incarna la possibilità di un’architettura che non è più solo considerata un oggetto, ma un processo: partecipata, politica, connessa alle lotte per il diritto all’abitare. Così questo materiale assume, tra gli altri, un valore sociale e collettivo, raccontando un’Europa urbana che cerca nuovi paradigmi di inclusione, dove il progetto non è più solo forma, ma strumento di giustizia.

Marocco: resilienza e identità

Materiae Palimpsest, il padiglione marocchino curato da Khalil Morad El Ghilali ed El Mehdi Belyasmine, propone una narrazione stratificata sull’architettura di terra come pratica ecologica, culturale e tecnologica. Al centro della scena, 72 colonne e pilastri realizzati con e elementi prefabbricati di terra battuta, calcestruzzo riciclato e mattoni in laterizio, montati tramite un sistema di post-tensionamento innovativo, già testato in contesti reali come il recente terremoto in Marocco. Il laterizio è qui materia in equilibrio tra antichità e futuro. Insieme alla terra cruda, diventa parte di una grammatica architettonica che si adatta ai cambiamenti climatici e alle azioni sismiche, mantenendo una forte connessione con il territorio. Il sistema costruttivo è sostenibile, reversibile e replicabile: l’installazione si configura come una micro-infrastruttura educativa, capace di trasmettere sapere tecnico e visione ambientale. Completano l’allestimento una suggestiva facciata tessile realizzata dall’artista Soumiya Jalal, ispirata all’architettura nomade e al ruolo delle donne nel paesaggio marocchino. Il padiglione si presenta come una vera e propria architettura palinsesto, in cui ogni materia, incluso il laterizio, è memoria attiva e strumento progettuale.

Stati Uniti: la veranda delle relazioni

Nel padiglione statunitense Porch: An Architecture of Generosity, il tema dell’abitare si declina attraverso la figura del porch, la veranda americana, pensata come luogo di soglia tra l’intimità e la collettività. Il progetto, sviluppato da Marlon Blackwell Architects in collaborazione con MASS Design Group e altri partner, propone una grande piattaforma pubblica, istallata su terra battuta veneziana, con al centro un evocativo tappeto pavimentato in mattoni di terracotta a spina di pesce, trasformando così lo spazio espositivo in una piazza relazionale. La terra veneziana riciclata è stata impilata sotto i bordi della veranda, creando un collegamento diretto tra la piattaforma e il suolo. Lo spessore soffice di elementi in terra cruda compressa fornisce una base tattile e fisica al progetto, collegando la veranda al terreno come un margine materico e simbolico. L’utilizzo della terra cruda richiama dunque l’origine geologica del mattone, condividendone la vocazione ecologica, la traspirabilità e la vicinanza alla natura. Il porch ospita modelli architettonici, librerie, dibattiti e proiezioni: è un luogo di trasmissione di saperi e di accoglienza, capace di rafforzare l’idea di un’architettura, anche vernacolare, che costruisce comunità.

UNESCO: memoria attiva di Mosul

Nella suggestiva cornice della Biblioteca Marciana, la mostra Mosul, una rinascita architettonica racconta il progetto di ricostruzione promosso da UNESCO nei territori devastati dalla guerra. I modelli architettonici in esposizione (templi, moschee, scuole) poggiano su piedistalli rivestiti da sottili listelli in terracotta, evocando l’uso originale del laterizio nella tradizione costruttiva di Mosul. Qui il laterizio diventa simbolo di compatibilità materiale, poiché viene impiegato seguendo le tecniche originarie del luogo, come dimostrato nel restauro del celebre minareto Al-Hadba. È anche rispetto per il patrimonio: il laterizio consente una ricostruzione filologica e sostenibile, lontana dalle logiche della ricostruzione frettolosa. Infine, è strumento educativo: la mostra valorizza il lavoro degli artigiani locali e dei giovani restauratori, formando competenze e ricucendo ferite urbane e sociali.

All’Arsenale, surriscaldamento urbano

Underground Climate Change solleva un tema poco visibile ma cruciale: il surriscaldamento del sottosuolo urbano, causato da un'urbanizzazione non sempre responsabile e dai flussi termici di infrastrutture sotterranee. In alcune città, il terreno raggiunge i 70°C, compromettendo la stabilità e la funzionalità delle fondazioni. L’installazione presenta un modello in scala reale della stratigrafia urbana: dalle reti tecnologiche agli impianti fino alle fondamenta. Il laterizio è ancora presente come materiale storico, testimone silenzioso delle trasformazioni urbane. Il progetto propone l’uso di sensori wireless per mappare il calore e suggerisce strategie di geo scambio per riutilizzarlo in chiave energetica. Così, il mattone si trasforma da elemento passivo a componente intelligente di una nuova infrastruttura termica sostenibile.

All’Arsenale, Fricks

Curata da Juliana Mariz de Oliveira Simantob e colleghi, l’istallazione Fricks: Upcycled Foamed Bricks esplora il potenziale dei mattoni in chiave circolare. Il progetto propone un sistema di mattoni geopolimerici ottenuti al 100% da scarti ceramici e frammenti di laterizi da demolizione, attraverso un processo di riciclo avanzato che controlla porosità e densità del materiale. Ne nasce un prodotto leggero e performante, adatto all’isolamento e alla costruzione di facciate, capace di ridurre l’impatto ambientale del ciclo edilizio. Questi nuovi prodotti non solo possono offrire una risposta al problema dei rifiuti, ma testimoniano una visione evolutiva del mattone come materia rigenerabile, capace di adattarsi alle urgenze contemporanee senza perdere la propria identità storica. Un’ulteriore conferma di come il laterizio possa farsi strumento di sperimentazione e transizione ecologica.

Architettura come essenza della materia

In questa Biennale che si interroga sull’abitare del futuro, il laterizio (non solo con le opere qui descritte) riaffiora come protagonista eloquente, capace di custodire memoria, incarnare valori e promuovere visioni sostenibili. Nei padiglioni che ne celebrano l’uso, esplicito o simbolico, il mattone si rivela materia di confine tra passato e futuro, tra tecnica e cultura, tra locale e globale. È una presenza che non grida, ma che si fa sentire, solida e familiare, sempre pronta a trasformarsi senza perdere la propria identità. Non è solo costruzione: è racconto, politica, artigianato, geografia. È gesto quotidiano e scelta strategica. Dalle pratiche sociali all’educazione, dalla ricostruzione post-bellica alle strategie per il clima, dalla valorizzazione delle risorse locali alla trasmissione di saperi antichi, il laterizio si impone come fil rouge che attraversa i padiglioni, saldando estetica, etica e tecnica. È una materia umile ma generosa, che resiste al tempo e si lascia reinterpretare, che parla di case, città, comunità. E così, tra installazioni, allestimenti, progetti e visioni, il laterizio ci ricorda che costruire non è solo un atto tecnico, ma un gesto culturale e politico. Ci invita a rallentare, a osservare, a scegliere materiali che non siano semplici mezzi, ma compagni di viaggio nel progetto di un abitare più consapevole. Perché, in fondo, la bellezza dell’architettura, come quella della materia, sta nella sua capacità di durare, cambiare e resistere. Ma anche nel suo potere di raccontare chi siamo, dove viviamo e che futuro vogliamo costruire. 

 

Flavia Santia,,
Confindustria Ceramica