fbpx
Italia  
Angelo Lavanga

Installazioni del divenire

Il laterizio è un materiale “a-temporale” che, come insegna la storia del costruire, attraversa i secoli adattandosi agevolmente ai contesti più disparati, grazie alla sua intrinseca resistenza e durevolezza. Ed è proprio il suo carattere “imperituro”, dall’anima robusta ma anche profondamente poetica, che lo rende il materiale “manifesto” di un’“architettura della permanenza”, indifferente alle stagioni delle mode e responsabilmente concepita per registrare il passare degli anni senza subirne gli strali (come invece spesso accade ad opere “giovani” ma drasticamente effimere per caratteristiche costruttive). Il pensiero artistico e creativo getta tuttavia una nuova luce interpretativa sulle potenzialità semantiche di questo materiale stravolgendone il significato di simbolo di resistenza e durabilità, e introducendo una riflessione che trascende il tema del ciclo di vita utile (per quanto lungo, nel caso del laterizio) e si spinge a indagare il rapporto dicotomico tra artificio e natura, tra memoria e futuro, tra vita e morte. A maturare questa riflessione è il designer Angelo Lavanga. Nell’ambito di allestimenti en plein air ed indoor, dal pacificante paesaggio toscano alla frenetica Milano Design Week, Lavanga conduce un’appassionata sperimentazione sul laterizio con cui rimarca la propria urgenza a ”mescolare le carte”, sfumando i confini tra costruzione e decostruzione e plasmando la materia per generare nuove visioni inaspettate in un continuo (ed eracliteo) divenire: le opere nascono come “rovine” ma al contempo sono tracce germinali di una ricomposizione e di una futura dissoluzione.

 

L’installazione “Monte dei Cocci”, immersa nel contesto naturale/artificiale del Valdarno, indaga le potenzialità rigenerative dello scarto e del riciclo. L’opera si colloca tra due diverse cave di materiali: una naturale, di argilla, l’altra di origine antropica costituita da montagne di frammenti di laterizio, a comporre l’orografia di un nuovo, onirico paesaggio in trasformazione. Tra le rovine, si stagliano sorprendentemente volumi dalla geometria rigorosa formati da elementi di laterizio forato che presagiscono una ”rinascita” del materiale (e della vita) dalle macerie attraverso l’architettura, prima di tornare nuovamente a disfarsi, terminato il proprio ciclo di vita, nella terra da cui originano. Nell’installazione “Cinquecento”, immersa nel verde del Campus Vannucci di Pistoia (il vivaio più grande d’Europa) e riflessa in un piccolo specchio d’acqua, la trasparenza è utilizzata come strumento di meditazione sul tempo e come trait d’union tra l’opera artificiale e il paesaggio naturale che filtra dalle trame materiche del laterizio. Il volume plasmato da linee rigorose e superfici plastiche è composto da elementi di laterizio forato, utilizzato in orizzontale nel verso opposto alla posa tradizionale: l’opera si percepisce in movimento, da diversi punti di vista e secondo varie forme di interazione con il paesaggio e con la luce, in funzione degli agenti atmosferici e delle ore del giorno, fino a che con il passare del tempo non si dissolverà in polvere, lasciando di sé viva solo la memoria. Infine, l’allestimento site-specific “Controluce” all’interno di un ex stabilimento industriale, nel contesto del Fuori Salone del Mobile a Milano durante l’Isola Design Festival 2025, celebra il processo di ricomposizione delle macerie e di rinascita della materia attraverso un intervento leggero e completamente reversibile. Per l’allestimento degli spazi, schermi frangisole e pianelle in terracotta compongono una serie di dispositivi orizzontali e verticali, pensati per accogliere le opere dei vari designers selezionati dalla manifestazione. Le pareti in cotto, erette a secco, assicurate tra loro da giunti metallici che evidenziano i punti di tensione, attraversano delicatamente lo spazio senza “invaderlo”, modulando la luce naturale che filtra dalle grandi finestre e che crea vivaci giochi chiaroscurali nello spazio, a seconda delle ore del giorno. Dalla terra, al frammento, alla fornace, al progetto, e poi di nuovo al frammento, alla polvere e alla terra: il laterizio come cifra di un processo vitale continuamente in evoluzione che trova la chiave della permanenza proprio nella sua inesorabile e ciclica trasformazione. Nella convinzione che, in fondo, niente finisce realmente.

Chiara Testoni
Architetto, PhD


*Le opere sono realizzate grazie alla fornitura di Solava

 

Schede tecniche

Oggetto: Monte dei Cocci
Località: Fornace Solava - Valdarno
Progetto: Angelo Lavanga
Allestimento: Angelo Lavanga, Enrico Acquasanta, Leonardo Vitti, Raffaele Capasso
Fotografia: Ivan Rossi

 

Oggetto: Cinquecento
Località: Campus Vannucci - Pistoia
Progetto: Angelo Lavanga
Allestimento: Angelo Lavanga, Enrico Acquasanta
Fotografia: Ivan Rossi

 

Oggetto: Controluce
Località: Basic Village - Milano
Progetto: Angelo Lavanga, Enrico Acquasanta
Allestimento: Angelo Lavanga, Enrico Acquasanta, Danilo Freguglia, Bernardo del Buffa,
Federico Marchetti, Vincenzo Notarnicola
Fotografia: Luca Ferrara

 

contentmap_plugin