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Italia/Genova  

La colonia Fara. Vecchie e nuove forme di ospitalità a Chiavari

Progetto di restauro e riuso a destinazione ricettiva e residenziale dell’ex colonia Fara di Chiavari (Genova). Il focus è sugli interventi legati alla materia: dal consolidamento delle strutture e dell’involucro verticale in laterizio al trattamento delle superfici

L’ex colonia di Chiavari¹, in provincia di Genova, è situata al margine occidentale dell’abitato, entro un lotto irregolare compreso tra la linea di costa e via Preli che, in questo tratto, corre parallela al tracciato ferroviario Genova–La Spezia, segno intermittente lungo il versante collinare di Bacezza e Sant’Ambrogio (fig. 2). Tale localizzazione, seppur periferica, riflette un preciso indirizzo di espansione urbana verso ponente già delineato nel piano regolatore dei primi anni Trenta, che individuava quest’area come settore privilegiato per la balneazione e le cure climatiche² [1,2]. Il rapporto diretto con il mare e l’esposizione a condizioni ambientali favorevoli orientarono l’impostazione del progetto della colonia, redatto nel 1935 dall’ingegnere Camillo Nardi Greco in collaborazione con l’architetto Lorenzo Castello, entrambi attivi a Genova su numerose commesse pubbliche promosse dal Partito Nazionale Fascista. La realizzazione dell’edificio, intitolato alla memoria del generale Gustavo Fara, si inquadra nell’ambito delle politiche assistenziali e propagandistiche del regime, che tra le due guerre si tradussero nella diffusione capillare, sull’intero territorio nazionale, di strutture climatiche, marine e montane, alcune delle quali attribuite agli stessi progettisti liguri³....