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Belgio/Kortrijk  
Barozzi Veiga con Tab Architects

Museo Abby

Kortrijk (in francese Courtrai), città nelle Fiandre occidentali a pochi chilometri dalla frontiera francese, è un luogo di incontri e scontri, di permanenze e partenze. Nota ai Romani come Cortoriacum, dopo essere stata conquistata dai Franchi fu coinvolta nello scontro tra francesi e spagnoli prima di passare agli austriaci e subire un feroce bombardamento dei tedeschi; oggi è considerata un importante crocevia lungo le direttrici Copenaghen- Parigi e Bruges-Tournai. Anche perché attraversata dal fiume Lys, un tempo Kortrijk era un centro vitale per l’industria del lino mentre oggi è nota per il beghinaggio e una vivace attività artistica che comprende la triennale di arti visive e alcuni interessanti musei. Il beghinaggio era una comunità di donne laiche che si riunivano in complessi abitativi fortificati per vivere una vita di preghiera, assistenza ai bisognosi e lavoro, senza però prendere i voti religiosi e restando autonome dalla Chiesa ufficiale, rappresentando una forma di emancipazione e spiritualità laica. Il beghinaggio, avviato da donne solitamente di umili origini che sceglievano di vivere insieme, si è diffuso a partire dal XII secolo nei Paesi Bassi, Belgio, Francia settentrionale e Germania occidentale. Il beghinaggio di Kortrijk, che è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1998, si trova in adiacenza alla Chiesa di San Martino, alla Chiesa di Nostra Signora di Kortrijk e, nella splendida cornice del Parco, all’Abbazia di Groeninge.

Quest’ultima, un complesso cistercense del XVI secolo diventato convento delle Clarisse nel XIX secolo, è stata trasformata nel Museo Abby: infatti, dopo un periodo di sostanziale abbandono, la municipalità di Courtrai, con il sostegno del governo fiammingo, ha promosso un progetto per la sua valorizzazione e il suo ampliamento con la collaborazione di una rete di organizzazioni e artisti. Il Museo progettato dallo Studio Barozzi Veiga, fondato a Barcellona nel 2004 dall’italiano Fabrizio Barozzi e dallo spagnolo Alberto Veiga, in collaborazione con lo Studio Tab Architects, giovane Studio belga fondato da Tom Debaere e Bert Bultereys, è concepito come uno spazio dinamico contenuto in volumi massivi e statici che integrano gli spazi storici. L’intervento ha riconfigurato una nuova identità architettonica negli antichi spazi ecclesiastici, definendo un’equilibrata configurazione spaziale e funzionale che ha dotato ciascun ambiente di una propria specificità, rendendo fruibili opere conservate in importanti collezioni private altrimenti inaccessibili. Dopo l’ingresso si trova il primo spazio espositivo, mentre l’ex refettorio ospita un punto di ristoro; al primo piano si collocano il Salone e l’Atelier che aprono le proprie porte a conferenze e a opere di giovani artisti.

Le facciate sono state restaurate nel rispetto del loro disegno originale, eliminando ogni superfetazione e manomissione più recente per conferire alla struttura l’aspetto primigenio; rimuovendo le partizioni interne orizzontali e verticali, il progetto ripristina invece l’originaria atmosfera e configurazione spaziale. Scendendo nella cappella del XVI secolo e nelle sale sotterranee è possibile visitare le esposizioni temporanee che si riconfigurano in base alle differenti esigenze e che bene si adattano alle differenti configurazioni. Lo spazio espositivo principale è stato ricavato a livello ipogeo, così da non sovraccaricare il parco e ridurre l’impatto volumetrico sull’edificio esistente, mentre la collocazione fuori terra di un iconico volume, disposto ortogonalmente all’edificio esistente, ricostruisce il perimetro e le proporzioni perdute del vecchio chiostro. L’edificio è essenziale, un volume che completa il complesso esistente valorizzando la storia del sito e offrendo nuovi spazi espositivi. Il padiglione, collegato al complesso attraverso l’ex edificio del dormitorio, ospita un bar e un ristorante. L’involucro in mattoni scuri faccia a vista, realizzati su misura e ottenuti con materiale di riciclo, evoca la verticalità dei tetti spioventi, un volume dall’aspetto monumentale ed espressivo che rafforza la presenza nel tessuto urbano del museo.

L’inserimento del nuovo volume ha riconfigurato il chiostro originale e ha reso possibile l’inserimento di un passaggio da Via Groeninge al giardino pubblico. È proprio nel giardino di Abby che si conclude il percorso espositivo: infatti, tra le piante dell’orto botanico, si trovano installazioni artistiche che prolungano la contemplazione oltre le mura del museo. Le idee dei progettisti sono state guidate da un’interpretazione ampia del tema della persistenza nel tempo e dell’identità, dove restauro e trasformazione sono stati sapientemente bilanciati nel rispetto della memoria del luogo.

 

Adolfo F. L. Baratta

Professore Associato, Dipartimento di Architettura, Università degli Studi Roma Tre 

 


Scheda tecnica

Oggetto: Abby Kortrijk
Località: Kortrijk (Belgio)
Committente: Stad Kortrijk
Progetto architettonico: Barozzi Veiga (Fabrizio Barozzi & Alberto Veiga) con Tab Architects (Tom Debaere & Bert Bultereys)
Project team: (Barozzi Veiga) Pieter Janssens; Chen-Hsin Chang, Tomás Mesquita, Ivanna Sanjuán, Guillermo Sidrach, Antonis Tasoulis, Maria Ubach; (Tab Architects) Jonathan Toye, Bert Lescouhier, Bert Devos, Pieter Frantzen, Ilja De Pelsmaeker, Lotte Engelborghs, Maxime Honoré, Luisa Soares
Progetto di restauro: Koplamp Architecten
Progetto strutturale: Sileghem & Partners Architecten en Ingenieurs
Progetto impiantistico: Studiebureau Boydens Engineering
Impresa: MT x
Consulenza acustica: Daidalos Peutz bouwfysisch ingenieursbureau bvba
Consulenza facciata: Xmade
Cronologia: 2020 (progettazione) - 2025 (realizzazione)
Superficie: 4037 m2  
Fotografia: Simone Marcolin