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Italia/Roma  

Archeologia e città. Valorizzazione di monumenti laterizi nella periferia romana

Dall’indagine di scavo e dallo studio del materiale costruttivo si giunge alla descrizione di due differenti approcci al rudere in ambito urbano, per indagare le potenzialità, talvolta sottovalutate, del patrimonio archeologico come innovativo mezzo di riqualificazione

Testimoni autorevoli dell’originaria firmitas e dell’abilità costruttiva dei loro artefici, le rovine archeologiche si legano indissolubilmente ai cosiddetti rudera, pietre o mattoni connessi a malta forte che ne formano il muro, privilegio delle fabbriche destinate a durare nel tempo. Queste testimonianze, con i loro paramenti laterizi – attributo esplicito dell’architettura romana imperiale - costituiscono una presenza importante e, talvolta, problematica nelle nostre città; frammenti superstiti che, venuta meno l’originaria rete di relazioni che li definiva, non riescono più ad essere riconosciuti come sistema.
La difficile convivenza tra archeologia e spazi urbani acquisisce ulteriori peculiarità quando ci si sofferma su un contesto complesso come quello della periferia di Roma, nel quale coesistono aree congestionate, luoghi di abbandono, zone produttive e nuove espansioni e dove la distribuzione delle tracce archeologiche è tale da saturare l’intero paesaggio. Memorie del passato e realtà edilizie del presente, espressioni di logiche insediative differenti e di peculiari usi del territorio giustapposti nel tempo e nello spazio, a volte si confondono ma più spesso si ignorano, a causa di una valorizzazione carente che riduce queste testimonianze a presenze ‘mute’, spesso accerchiate dal costruito o relegate nelle sporadiche aree verdi residuali...