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Bolzano  
Bergmeisterwolf

Badhaus

In un tempo e in una società che inesorabilmente “impone” una percezione superficiale e provvisoria della realtà, sovvengono le parole di Vittorio Gregotti: “L’architettura rivendica quella quota di aspirazione all’eternità che sta nel fondamento stesso di idea di umanità”. Egli ci ricorda che l’architettura non è solo linguaggio o immagine, ma trasformazione responsabile e duratura della realtà, capace di custodire nel tempo “frammenti di verità” e di senso.1 E con questo rigore che lo studio bergmeisterwolf ha messo in campo una strategia efficace di recupero urbano che ha visto nel cuore di Bressanone la realizzazione del nuovo complesso turistico-ricettivo Badhaus. Il boutique hotel Badhaus trae origine nel nome da un bagno pubblico che lì vi sorgeva alimentato dalle acque del fiume Isarco. Dell’edificio originario vi sono rimaste poche tracce ma è sopravvissuto il nome e il carattere di luogo pubblico accessibile a tutti. Con la messa in opera di una strategia urbana, attraverso diversi interventi di demolizione di ampliamenti e superfetazioni di edifici esistenti, si è realizzata una nuova corte interna accessibile.

Nelle intenzioni dei progettisti l’obiettivo primario era restituire questo frammento urbano alla città di Bressanone attraverso una connessione mirata di vicoli, piazze e giardini limitrofi, offrendo al tessuto del centro storico nuovi spazi di relazione tra i turisti e i cittadini. Gerd e Michaela Bergmeisterwolf indicano al riguardo il termine “microchirurgia urbana” che supera la scala del singolo edificio per trasformarsi in gesto collettivo attraverso un confronto serrato con i proprietari dei lotti adiacenti, che ha portato alla condivisione di una nuova visione urbana trasformando una corte chiusa e privata in uno spazio permeabile e articolato. Il progetto realizzato reinterpreta il sistema dei vicoli e delle soglie che caratterizza l’identità alpina, in cui l’architettura assume una dimensione “porosa”, in equilibrio tra intimità e apertura, tra pubblico e privato. L’hotel si integra perfettamente nel contesto senza invaderlo. La capacità di interpretare il luogo e di creare nuove relazioni e connessioni parte da una visione comune con Othmar Barth2, indiscusso maestro dell’architettura altoatesina, che per il medesimo sito aveva immaginato una trasformazione dell’area con una apertura verso il fiume Isarco.

L’hotel Badhaus è composto da due volumi irregolari, rispettivamente di cinque e sette piani, collegati tra loro da una struttura posta sopra il passaggio di ingresso alla corte, che consente l’accesso alle diverse camere, mentre il volume più basso è coronato da un giardino pensile comune. Il volume più elevato, separato e distanziato dai fronti degli edifici esistenti, si sviluppa come un “contro bilanciamento strutturato” rispetto alla configurazione storica del cortile, elevandosi con una forma snella e affusolata verso l’alto. La composizione e stratificazione per fasce delle facciate assomiglia a un “patchwork” che cerca un dialogo costante con l’intorno, ponendosi con un linguaggio che mostra cura e rispetto per gli edifici circostanti. Quattro sono i materiali che si alternano nella composizione della facciata: elementi in terracotta, rame non trattato, vetro scanalato e acciaio. Gli elementi in terracotta, posati verticalmente con la superficie a maggior sviluppo rivolta verso l’esterno, si contraddistinguono per il formato speciale (circa 52,8 × 10,9 × 3,8 cm) e il colore personalizzato che richiama la pietra naturale della limitrofa chiesa barocca di San Michele. Fissati a un telaio in acciaio ancorata a sua volta alla struttura principale in calcestruzzo armato, con la loro posa in verticale, creano un gioco di linee orizzontali e verticali in cui si accentua il carattere artigianale dei singoli elementi, dovuta alle impronte lasciate dalla rimozione manuale dagli stampi. La variazione cromatica e “l’imperfezione” dei singoli elementi genera una definizione della facciata che seppur relegata al ruolo di rivestimento, ha in realtà influenzato la composizione geometrica della facciata, dettando le dimensioni delle finestre in vetro scanalato opalino alternato ai pannelli in rame. Il risultato complessivo è che le camere dell’hotel sono compatte e condensate ma in grado di generare stimoli differenti dietro ogni nuovo angolo come ad esempio una vista particolare o la luce naturale, oppure nuovi effetti materici o l’accesso a spazi altrimenti nascosti. I materiali impiegati come il laterizio, il rame e il vetro, che caratterizzano tutta la città storica e suscitano una sensazione di familiarità, sono qui reinterpretati in chiave contemporanea. Ma la vera forza di questo intervento è di farlo sembrare un edificio da sempre “appartenente” al tessuto storico rimarcando la sua atemporalità e permanenza.

 

Pasqualino Solomita

Architetto, PhD, Libero professionista 

 


Scheda tecnica

Oggetto: Boutique Hotel Badhaus
Località: Bressanone
Committente: Gut Wohnen GmbH
Progetto architettonico: bergmeisterwolf
Progetto esecutivo: bergmeisterwolf
Direzione lavori: Studio Exact - Ingenieure
Impresa di costruzioni: Felderer Bau
Cronologia: progettazione 2021-2022,progettazione 2021-2022,costruzione 2023-2024
Superficie: 1120 m2  
Fotografia: Gustav Willeit