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Italia/Firenze  
MDU Architetti

Costruire sul costruito

L’intervento di MDU Architetti a Panzano in Chianti riqualifica un edificio esistente con una sopraelevazione in laterizio che dialoga con il paesaggio e la tradizione costruttiva locale. Un esempio di trasformazione consapevole che unisce memoria, innovazione e sostenibilità

Nel panorama architettonico attuale, il tema del “costruire sul costruito” si afferma come strategia centrale nella definizione di una nuova sensibilità progettuale, dove istanze ambientali, esigenze funzionali e consapevolezza culturale convergono. In un territorio come quello italiano, storicamente stratificato e già densamente edificato, il progetto di trasformazione diventa occasione per reinterpretare, attraverso linguaggi aggiornati, il rapporto tra preesistenze e innovazione. Costruire sul costruito significa confrontarsi con l’eredità materiale del luogo nel quale si interviene, misurandosi con la complessità del già esistente indipendentemente dal suo valore storico culturale, cercando un equilibrio tra conservazione, trasformazione e innovazione. In questa prospettiva l’intervento sul costruito diventa un’occasione per rigenerare luoghi, rivitalizzare funzioni, per stabilire nuovi rapporti con il contesto, per riscrivere identità. Materiali, volumi e linguaggi si intrecciano, dando origine ad architetture capaci di dialogare con il passato, ma al contempo in grado di rispondere alle rinnovate esigenze dell’abitare. L’intervento realizzato da MDU Architetti a Panzano in Chianti si colloca in questo scenario, dimostrando come anche un edificio privo di valore storico intrinseco possa diventare terreno fertile per un’operazione progettuale colta e consapevole. Il progetto prevede la riqualificazione funzionale dell’organismo edilizio esistente, con la definizione di due unità abitative e la realizzazione di una sopraelevazione volumetrica destinata a ospitare la zona giorno di uno degli alloggi. La nuova addizione è un corpo semplice realizzato con murature massive in blocchi di laterizio e rivestimento in mattoni faccia a vista e con copertura doppia falda, dichiaratamente ispirato all'archetipo dell'abitazione rurale. L’organizzazione dei fronti – aperti a sud, chiusi a nord – ricalca logiche tipiche dell’edilizia vernacolare, mentre la relazione con il paesaggio viene affidata a un sistema di grandi aperture vetrate schermate da pannelli scorrevoli costituiti da elementi in cotto montati su telai in acciaio. Questi elementi svolgono una duplice funzione: da un lato permettono la regolazione del flusso luminoso e della radiazione solare; dall’altro introducono un dispositivo figurativo che stabilisce una relazione tra l’interno e il contesto collinare circostante. Il laterizio a vista, impiegato in maniera estesa per il nuovo volume, rafforza l’aderenza al vocabolario costruttivo locale, pur evidenziando la discontinuità temporale tra l’intervento contemporaneo e il preesistente e proponendo quindi una relazione critica, capace di valorizzare la permanenza attraverso la trasformazione. Il progetto si propone come esempio efficace di un approccio integrato alla rigenerazione dell’esistente, nel quale la tecnologia costruttiva, la sintassi formale e l’attenzione per il contesto convergono verso un risultato equilibrato, in grado di innovare rinsaldando al contempo i legami con il luogo.

 

Andrea Campioli

Professore ordinario, Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito, Politecnico di Milano

 

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