Pisana Posocco. Professore Associato in Progettazione Architettonica presso Sapienza, Università di Roma. È membro del Dottorato di ricerca in Architettura e Costruzione e del master PARES, Progettazione Architettonica per il Recupero dell’Edilizia storica. Conduce ricerche sull’interazione tra spazio e fruitori, sull’architettura turistica e quella penitenziaria e sul riuso del patrimonio storico. Tra le pubblicazioni si segnala Progettare la vacanza. Studi sull’architettura balneare del secondo dopoguerra (Quodlibert 2017)
Nella sua attività di ricerca lei ha toccato dif ferenti ambiti della progettazione: architet tura per il carcere, architettura sacra, archi tettura residenziale, architetture espositive come pure la scala grande delle infrastrut ture e della pianificazione, da cosa nasce la necessità e l’esigenza di una ricerca speci fica sulla architettura balneare?
Quello che mi interessa è la relazione che si può instaurare tra un’architettura e chi la abita, mi interessa il ruolo che può avere nella vita delle persone e delle comunità, come una architet tura influenzi la vita umana, come possa con tribuire al benessere, non solo in senso tecnico, termo-igrometrico, ma come contribuisce e rafforza il senso dell’abitare. L’architettura deve rispondere a requisiti funzionali primari, a ra gioni di natura pratica, ma deve anche dare ri covero all’animo e contribuire al benessere. Nel caso delle architetture per la vacanza l’esigenza vera a cui deve rispondere è certamente quella di offrire un riparo, ma c’è un tema fondamen tale: lo scegliere un luogo dove possano trovar casa i desideri di una vita sperata, dove poter mettere in scena una vita desiderata, una sin tonia con la natura o un mondo di relazioni fe lici. L’architettura per il tempo libero deve con temporaneamente dare riparo alle persone e ai sentimenti, deve “far coincidere forma e luogo, archetipo e figura”1.
Dall’esito del suo studio sulla architet tura residenziale nei luoghi di villeggia tura quali sono le particolarità emerse che maggiormente ne identificano e caratteriz zano la progettazione?
L’architettura per la vacanza si è volontaria mente e coscientemente confrontata con i de sideri e le aspirazioni umane. Proprio perché la seconda casa non risponde ad una necessità stringente, sia il mercato che i progettisti hanno ragionato su come sviluppare in modo diverso ed innovativo, quasi precursore di nuove solu zioni, questa particolare tipologia abitativa. In generale l’architettura turistica ha cercato di dar corpo ad utopie. Spesso un sogno regressivo di ritorno ad una mitica età dell’oro.
Tra i soggetti della architettura legata alla vacanza ed al turismo abbiamo gli alberghi, i villaggi vacanze, i comprensori residenziali e le case, villini unifamiliari, quali sono i ca ratteri comuni e quali le differenze che ne connotano l’approccio progettuale attuale?
Negli ultimi anni si è vista una grande diversifi cazione nell’offerta turistica: non più i tradizio nali alberghi, villaggi o zone di seconde case; ci sono ora alberghi gonfiabili, alberghi assem blabili con container, alberghi che si sciolgono, perché sono fatti di ghiaccio, e poi alberghi galleggianti, alberghi costruiti con tende, alberghi in capanne oppure alberghi appesi nelle fore ste che materializzano il sogno che tutti hanno avuto da bambini della casetta sull’albero. Il problema cui dare risposta non è più solo il dare ricovero, ma fornire mezzi e strumenti per un’e sperienza. Al contempo queste trasformazioni hanno fatto maturare la consapevolezza dell’u nicità e della fragilità dell’ambiente naturale. Tutte queste nuove strutture turistiche hanno in comune l’aspetto effimero: non sono architet ture che si insediano nel paesaggio, ma attrez zature che lo rendono abitabile senza lasciare, in linea di massima, segno del loro passag gio. Sono composte di piccole parti che hanno un’alta integrabilità con l’ambiente naturale, sia dal punto di vista percettivo, sia dal punto di vi sta della loro sostenibilità. Chi è in vacanza è di sposto a sperimentare, non solo architetture ma stili di vita.
Il concetto di vacanza, intesa come mo mento di relax, pausa dalla vita lavorativa, differente modalità di vivere l’abitazione e l’ambiente circostante, come si traduce nella progettazione e configurazione degli spazi e nella definizione delle loro qualità?
Le architetture per la vacanza hanno, di volta in volta, cercato di dar corpo a due tipi differenti di modi di abitare, il desiderio di vivere in con tatto ed in sintonia con la natura e quello di vivere in armonia con i propri simili. In entrambi i casi l’architettura si è posta come un facilita tore. Dalla ricerca di una vita nella natura (na tura edulcorata) sono venute le città giardino e a queste possono essere assimilate Cervia, Li gnano, Duna Verde, Albarella, le ville della Co sta Smeralda e poi i molti villaggi turistici che hanno imitato questo tipo di soluzione o ancora il villaggio Eni di Borca di Cadore; ma esiste an che l’utopia di una vita in sintonia con i propri si mili, una vita in cui si può vivere felicemente as sieme, condividere spazi e tempo, e questo ha dato vita ai complessi turistici, soprattutto de dicati a vacanze invernali, come Marilleva in cui l’edificio offre spazi di incontro e condivisione; analogamente sono nati i villaggi turistici tipo Valtur e alcuni alberghi e residence o le archi tetture balneari di Georges Candilis nel Lan guedoc-Roussillon, nel sud della Francia.
Guardando alla architettura legata alla va canza e al turismo quali potrebbero essere i possibili scenari futuri e quali gli scambi con la progettazione dedicata ad altri ambiti come ad esempio quelli residenziali, com merciali, del design e degli spazi pubblici o anche con realtà esterne alla architettura?
Non di rado l’architettura per la vacanza è stata luogo di sperimentazione, sia dal punto di vista tipologico sia in campo tecnologico. Moltissime sono state le occasioni di applicazione della prefabbricazione in campo turistico balneare, come i bungalow di Roberto Menghi e di Edo ardo Vittoria, la casa-tenda metallica Minolina di Minoletti, le folli sperimentazioni di Guy Rot tier con case mobili sui fili, alloggi in autobus ria dattati sino ad immaginare case cartone brucia bili dopo l’uso. Ma bisogna ricordare anche il la voro sulla modificazione degli spazi comuni che fa Cini Boeri nelle case alla Maddalena, o an cora quello fatto sempre lì da Zanuso. In occa sione della costruzione di una casa di vacanza i committenti sembrano più disposti a “provare” stili di vita differenti, a immaginare modi nuovi di vivere. La vacanza è una sospensione dalla vita ordinaria, è un modo diverso di vivere il proprio tempo e forse per questo gli architetti sono riu sciti a sperimentare e ad elaborare soluzioni che poi hanno trovato applicazione anche nelle so luzioni abitative più diffuse.
Quale ruolo ha avuto e qual contributo può dare il laterizio, per il suo valore materico, tattile e cromatico quando faccia a vista, per la sua duttilità e potenzialità combinato ria nella definizione delle forme, per la tradizione costruttiva che ne rende familiare l’utilizzo, per le caratteristiche prestazio nali meccaniche ed energetiche, nella co struzione e nello sviluppo presente e futuro dell’edilizia residenziale legata al turismo?
Le città del turismo sono nate in fretta, spesso a tavolino. Sono state un banco di prova per l’ar chitettura moderna: hanno permesso di vedere modalità di sviluppo, pregi e difetti di quelle ipo tesi che il Movimento Moderno aveva ipotizzato. L’architettura per la vacanza è stata declinata in modi differenti soprattutto per quanto concerne la cifra stilistica. Gli stilemi propri del moderno saranno per lo più impiegati negli sviluppi turi stici di massa. Il turismo d’élite invece non vuole lo standard: predilige il caratteristico e vuole creare, o ricreare, ambienti originali e tradizio nali. L’uso del mattone, sia faccia a vista sia per realizzare murature da intonacare - così come l’uso di materiali tradizionali quali la pietra - fa presa sulla nostalgia. La scelta di questo mate riale, proprio quando la sperimentazione edili zia permetteva di utilizzare materiali differenti, è fondamentalmente una scelta stilistica che serve a posizionare il luogo della vacanza in una mitica età dell’oro, in un tempo in cui l’uomo era in sintonia con la natura e in armonia con i suoi pari, in cui i materiali erano identitari e legati al territorio. Si può guardare a due casi simmetrici di sviluppo turistico su grande scala, ovvero alla Costa Smeralda, e in particolare all’opera di Lu igi Vietti e di Michele Busiri Vici, e al progetto di Georges Candilis per il Languedoc-Roussil lon, e in particolare per le località di Barcarès e Port Leucate. Questi due casi offrono un inte ressante confronto perché sono rivolti a fasce sociali differenti: l’élite europea – e non solo – è il target della prima, il turismo di massa l’og getto della seconda. Il caso italiano è un pro getto di stampo nostalgico-romantico con po chi servizi. In Francia nasce un abitato ricco di servizi, il cui aspetto figurativo è una incarna zione del Movimento Moderno. Una delle cate gorie attraverso cui studiare i progetti balneari è proprio quella relativa agli aspetti linguistici: l’architettura per la vacanza non è tanto impe gnata nella ricerca tipologica quanto piutto sto in una ostinata indagine sugli etimi e gli elementi caratterizzanti. Lungo le sponde del Me diterraneo – in Italia, come in Francia, in Spagna o anche nelle coste sud, come nel nord dell’A frica, magari per un’utenza europea – si sono costruite città per le vacanze balneari; i proget tisti, così come gli imprenditori immobiliari che promuovono le imprese, volgono lo sguardo verso le architetture tradizionali che nel tempo avevano dato forma alle costruzioni delle va rie popolazioni che si erano insediate lungo le sponde. Tra queste architetture non esiste un linguaggio comune, non ci sono né materiali né colori costanti; ci sono forse degli etimi ricor renti, ma non fissi ed invariabili. Si va così co struendo un esperanto mediterraneo, un lin guaggio semantico architettonico comune. È il sottile iato tra realtà e finzione che rende parti colarmente interessante il tema. Nelle stazioni balneari la finzione si propone con forza e an ticipa quella trasformazione simbolica e quella disneyzzazione della realtà che tende, con una semplificazione che interpreta e cavalca la vo lontà popolare, a costruire i luoghi ispirandosi a canoni di fantasia. La scelta del linguaggio da utilizzare trova spesso ragione nel target per cui è pensato l’intervento immobiliare: gli stilemi propri del Movimento Moderno saranno per lo più impiegati negli sviluppi turistici pensati per il turismo di massa. Per poi scoprire che sa ranno rigettati dalla classe media che non vi ri conosce l’incarnazione del suo sogno di riscatto sociale. Le architetture che fanno da sfondo al tempo libero rincorrono linguaggi altri, predili gono un aspetto rassicurante, noto e condivisi bile. Si fa così strada, nella costruzione dell’ef fimero della vacanza, un interesse per il les sico popolare, per il vernacolo. Si apre qui un di lemma critico-storiografico: questa tentazione dell’architettura popolare è da leggersi come la ricerca di un aspetto simbolico rassicurante e condivisibile o è forse una manifestazione di quel Moderno “altro” che soprattutto attorno alle sponde del Mediterraneo ha rigettato gli stilemi nord-europei e germanici dell’Inter national style – il ferro, il vetro e il cemento – per scrivere uno Moderno latino, di calce, pie tra e mattone? Se il Moderno aveva esaltato la standardizzazione, la tecnologia applicata all’abitare, l’asettica estetica della produzione industriale, l’architettura turistica di stampo elitario vuole essere regionalista, vuole avere un legame con il territorio; questo implica an che un interesse per il progetto di paesaggio, una particolare attenzione alle culture artigia nali e ai materiali tradizionali. Tra questi certa mente il laterizio riveste un ruolo importante, a livello culturale, tecnologico e linguistico.
Alberto Ferraresi,
Architetto, libero professionista