Adolfo Natalini

Il progetto della copertura

Nel manifesto del Gruppo 7 (1926) si può leggere come «lo spirito della tradizione è così profondo in Italia che evidentemente e quasi meccanicamente la nuova architettura non potrà non conservare un’impronta tipicamente nostra»: si può ancora ambire a un carattere nazionale o mediterraneo dell’architettura?

Ogni architettura autentica, più che legata ai luoghi, è generata dai luoghi. Di qui la specificità di ogni architettura, all’interno della storia e degli statuti della disciplina.

Attualmente quali sono i protagonisti più interessanti nel panorama nazionale?

In ordine alfabetico: Massimo Carmassi, Giorgio Grassi, Pierluigi Nicolin, Franco Purini, Francesco Venezia.

Il presente numero di Costruire in Laterizio è dedicato al tema delle coperture: quinto prospetto, protezione dagli agenti atmosferici, giardino, spazio di incontro e socializzazione … cos’è la copertura?

Da quasi trent’anni lavoro nel nord-Europa e sono affascinato dalle coperture degli edifici e da come questi finiscano in cielo. Sembra che le facciate pettinino le nuvole … ma non con la violenza dei skyscrapers. Il tetto protegge la costruzione come una metafora della volta celeste. Il tetto è la casa: nell’antichità, tetto, fuoco e casa designavano lo stesso oggetto. Nei giochi dei bambini, la costruzione della casa inizia col disporre una copertura e spesso a questa (coperta, cartone, tavola) è affidato l’intero ruolo protettivo dell’abitazione. Avere un tetto sopra la testa è sempre stata l’aspirazione dell’uomo, disceso dagli alberi e abbandonate le caverne.

In funzione della complessità e dei compiti che la copertura deve assolvere, come affronta questo tema nei suoi progetti? 

È un tema compositivo fondamentale. Forma e struttura del tetto dipendono dai luoghi e definiscono l’edificio. Nelle regioni del nord, il tetto è abitato, con pendenze accentuate, e si presta a fantastici giochi stereometrici. A sud diviene un riparo con pendenze leggere, ma si prolunga a proteggere le pareti dal sole e dall’acqua. Spesso ospita gli impianti tecnici e da questi deriva la sua configurazione. Può divenire terrazza o giardino pensile: ogni volta la scelta è dettata dalla necessità e/o dal desiderio. Quando poi dalle residenze si passa ad altre tipologie di edifici, allora si affronta il tema della grande copertura e lì entrano in gioco componenti strutturali, morfologiche ed energetiche straordinarie. Le figure archetipiche della cupola, della pergola e della tenda trovano nuove declinazioni e rischiano l’arbitrio e la mania tecnocentrica coprendo folli ambizioni.

In molte città italiane, al posto dei vistosi pannelli solitamente impiegati per la captazione dell’energia solare, è chiesta l’installazione di reti di trasmissione d’energia nascoste in sottili strati di superficie: quanto è importante preservare l’uniformità materica delle vecchie coperture?

La materia delle coperture è fondamentale per l’immagine della città e non solo per quella ripresa dall’alto, dall’aereo o dal satellite. I «vistosi pannelli» sono legati a un inizio «selvaggio» delle nuove tecnologie e saranno sostituiti da sistemi invisibili e da nuovi materiali… e questi dovranno essere belli come il cotto, le pietre, il rame.

Quali sono i progetti su cui sta lavorando e quali i progetti su cui le piacerebbe lavorare?

Da diversi anni lavoro su progetti di disegno urbano che lentamente (troppo lentamente!) prendono forma (a Forlì, Cesena, Pisa), su piccoli interventi in centri storici (a Bergamo, Livorno, Pistoia) e su un importante museo d’arte antica (a Firenze). Non ho grandi ambizioni e sto attraversando un periodo di malinconie. Mi piacerebbe lavorare su altri progetti dello stesso tipo, o forse vorrei scrivere e dipingere.

Iniziatore di una delle più significative avanguardie degli anni Sessanta e Settanta, la cosiddetta «Architettura Radicale» con Superstudio (1966-86, insieme a Cristiano Toraldo di Francia, Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris, poi con Alessandro Poli nel 1970-72), nel 1979 avvia l’attività professionale autonoma e nel 1991 si associa con Fabrizio Natalini nello studio Natalini Architetti.

Autore di celebrati progetti in Italia (Polo Universitario a Firenze, Facoltà di Giurisprudenza a Siena, Teatro Politeama a Poggibonsi, Complesso residenziale a Ferrara, Museo dell’Opera del Duomo di Firenze), Olanda (Muzeplein e Clioplein a den Haag, Complesso Boscorotondo a Helmond, Complesso residenziale a S’Hertogenbosch, Complesso polifunzionale a Uden) e Germania (Residenza in Saalgasse a Francoforte, Complesso per uffici a Lipsia), è Professore Ordinario dell’Università di Firenze, membro onorario della BDA (Bund Deutscher Architekten), del FAIA (Honorary Fellow dell’American Institute of Architects), dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e dell’Accademia di San Luca, è anche pittore e scrittore.

Adolfo F. L. Baratta
Ricercatore, Università Roma Tre