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Spagna/Vilanova de la Barca  
AleaOlea architecture & landscape

Chiesa di Santa Maria Vilanova de la Barca

Dopo i dieci giorni di battaglia il bilancio per Vilanova de la Barca è davvero grave: il 75% dell’edilizia civile è bombardato e distrutto, e l’area tutta insieme alla cittadina non è riuscita a difendere il presidio repubblicano cadendo alle truppe franchiste. Sono i dieci giorni fra 9 e 19 agosto 1938 in cui il fiume Segre è punto nevralgico della sanguinosa guerra civile spagnola, con le truppe delle due fazioni asserragliate a fronteggiarsi sui due margini del fiume e con i tentativi eroici di difendere a morte ovvero di abbattere i punti strategici di attraversamento. L’intera Catalogna viene allora isolata dal resto della Spagna e ancora oggi gli arenili rilasciano testimonianze di quei giorni estenuanti d’armi, preservando integre le postazioni dell’artiglieria pesante, le trincee, i carri armati di fabbricazione russa caduti in mano nemica. 

La Chiesa Vecchia dedicata alla devozione mariana era bombardata già dal 1936 e non viene coinvolta dalla ricostruzione degli anni seguenti: la distruzione dell’area è stata infatti talmente estesa da indurre il generale Franco a includere Vilanova de la Barca fra i progetti di ricostruzione in capo al Director general de Regiones Devastadas, inviando a ricostruire nel caso specifico 225 fra carcerati della dittatura e prigionieri politici. La vista dall’alto indica a nord gli insediamenti ordinati di costruzione franchista, mentre a sud l’edificato organico originario, in cui spiccano le tegole laterizie chiare del nuovo tetto a capanna della chiesa. 

Si ha notizia di Vilanova dal 1200, sviluppatasi ai piedi di antiche fortificazioni; la iglesia de Santa Maria è di quegli anni e giunge sino al 2010 in rovina, con ampi rimaneggiamenti alle sue murature in pietra squadrata locale e senza copertura, di cui pressoché sola permane la porzione sopra l’altar maggiore. L’edilizia residenziale recente soffoca il fianco della fabbrica storica, laddove invece prendevano posto piccole aree cimiteriali e spazi aperti. Lo studio AleaOlea, mix di architetti e paesaggisti spagnoli e tunisini, rilegge le rovine della chiesa e le sottrazioni dell’intorno con interesse tipologico, per recuperarne sia le spazialità interne, sia gli equilibri urbani. 

Lo fa cercando la continuità nella contemporaneità, con approcci evocativi per esempio del museo diocesano di Santa Kolumba progettato da Peter Zumthor (di cui questa rivista si è occupata nel numero 124 del 2008), ma con esiti personali e di maggior distacco dal testo della preesistenza. Ricerca il modo di costruire più tipico del luogo, riconoscendolo nella molta architettura minuta e spontanea realizzata con laterizi pieni frammisti ai forati per esigenze di leggerezza e ventilazione; sceglie il colore per affiancarsi all’antico con rispetto, ma pure con evidente distacco. 

Due paramenti interni ed esterni, di laterizio bianco, risarciscono le ampie lacune murarie con estese tessiture traforate, a diaframma, alternate a sistemi di posa in elementi al contrario continui, ma essi stessi forati; scaturisce la sensazione di grande leggerezza a far da contrasto alla massività delle murature antiche, ma anche a celare la reale consistenza del telaio cementizio armato che connette i lacerti della rovina e sostiene la nuova copertura. 

Spazi aperti quali patii interni alberati arricchiscono la pianta basilicale a due navate, di cui sono conservate abside, fronte ovest e alcuni frammenti di presbiterio e cappelle laterali: creano nuove frontiere visive, inattese all’interno dello spazio originario, ma del tutto tipiche dell’area mediterranea. 

Il giorno offre effetti luminosi grazie ai diaframmi laterali capaci di punteggiare gli involucri verticali in mattoni, la notte risponde con la fitta rete di corpi artificiali culminanti nel lampadario circolare del presbiterio, allusione sia agli esempi cattolici delle grandi catedrales di Henares o Palma de Mallorca, sia a quelli musulmani come della moschea blu a Istanbul; le popolazioni arabe sono state del resto di passaggio in quest’area, e probabilmente anch’esse hanno sfruttato la barca: per secoli l’unico mezzo d’attraversamento fra le rive del Segre nei pressi di Vilanova. Il rettangolo di base di circa 7x22 m raggiunge altezze interne di 10 m; i paramenti laterizi sono conseguentemente tralicciati per assicurare i necessari ritegni al ribaltamento. In esterno le nuove membrature bianche svettano pressoché impenetrabili a suggerire con nettezza gli ingombri volumetrici del passato. Le tegole tipiche a doppio spiovente in stile arabo completano superiormente il nuovo tetto, uniformate ai colori dei nuovi inserti. 

Enrico Molteni riguardo l’opera di Diener & Diener al Museo di storia naturale di Berlino asserisce (editoriale del n. 143 di questa rivista): «solo nel momento in cui acquisisce il nuovo innesto assume una valenza emotiva e seduttiva assai più acuta dello stato originale». La sua intuizione pare valere anche per questa candida architettura spagnola, recente vincitrice del Brick Award 2017.

Alberto Ferraresi
Architetto, libero professionista


Scheda tecnica

Oggetto: Chiesa Vecchia di Vilanova de la Barca
Località: Vilanova de la Barca, Catalogna – Spagna
Committente: Amministrazione di Vilanova de la Barca
Progetto architettonico: AleaOlea architecture & landscape Laia Renalias, Carles Serrano, Leticia Soriano, Roger Such
Progetto strutturale: Campanyà Vinyeta SL
Progetto acustico: Vincent Hédont
Impresa di costruzione: UTE Construccions Jaen-Vallés - Urcotex Inmobiliaria
Cronologia: 2014-2016
Superficie: 410 m2
Costo complessivo: 275.000 euro
Fotografie: Adrià Goula

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