Marco Maccagno

Le origini naturali del paesaggio costruito italiano

Che cosa a suo avviso lega così profondamente il laterizio all’architettura e al paesaggio italiani?

Ho sempre trovato un fascino particolare nel pensare che un tempo, specialmente nei contesti rurali, i mattoni necessari alla costruzione delle cascine o delle abitazioni fossero fabbricati in loco, a poca distanza da dove si voleva costruire. Tale circostanza ha creato in certi contesti un legame unico tra il costruito e la natura, tra l’architettura e il paesaggio, dove la prima informa il secondo, divenendone pienamente parte quale carattere peculiare. Il laterizio è pertanto un materiale “naturale”, che si integra per sua stessa vocazione in maniera assolutamente congrua nel paesaggio, senza necessità di elementi di mediazione, quali ad esempio la tinteggiatura o altri apparati di mitigazione. Il denominatore comune che può virtuosamente unire il laterizio all’architettura e al paesaggio italiani può essere individuato nell’elemento “qualità”. Le architetture in laterizio, siano esse storiche piuttosto che contemporanee, urbane o rurali, sono sempre individuabili quali realizzazioni di qualità alta, che si inseriscono in maniera consona e armoniosa nei variegati ed eccelsi paesaggi del nostro bel Paese.

Si è occupato del Manuale delle tipicità architettoniche del basso Monferrato Astigiano e anche de Il paesaggio del Monferrato. Le chiedo un pensiero personale sull’utilizzo del laterizio nella zona in cui prevalentemente opera, con un’attenzione particolare agli spazi esterni.

Le pubblicazioni che ha citato hanno approfondito quali sono gli elementi urbani, le tipologie costruttive, le lavorazioni e i materiali tradizionali che definiscono il carattere dei borghi del Monferrato.

Da tali studi emerge come il laterizio sia il materiale maggiormente ricorrente, utilizzato talvolta anche in abbinamento con altri elementi, quali ad esempio la pietra tufacea, conferendo al tessuto edificato percepito dalle visuali a distanza, una cromia vicina al colore della terra. Il laterizio costituisce una presenza costante nel paesaggio urbano, dove murature di delimitazione delle corti, porticati e “alle”, pozzi, fontane, camini, androni, coperture in coppi, dialogano cromaticamente con le facciate degli edifici trattate in genere con intonaco tinteggiato a colori tenui.

Tradizionalmente la piazza, seppure fosse il fulcro della vita civile e religiosa, non era generalmente pavimentata, così come non lo erano le vie. Solamente verso la seconda metà dell’Ottocento si iniziarono a trattare gli spazi pubblici di maggiore importanza con ciottoli di fiume, mentre più rari sono i casi di adozione del laterizio. Nel secondo dopoguerra, seguendo un principio illusionistico di ammodernamento, la maggior parte dei centri storici del Monferrato fu ricoperta da un anonimo manto asfaltico che ne svilì le qualità e ne appiattì il carattere. 

Fortunatamente, le amministrazioni comunali degli ultimi quindici anni si sono dimostrate assai sensibili e attente nel perseguire la riqualificazione degli spazi pubblici, comprendendo come tale virtuosa azione sia strategica per l’attestazione del Monferrato quale meta del turismo di alto livello. Si sono così posti in opera lavori di rinnovo delle pavimentazioni degli spazi aperti, che hanno in maggior parte adottato la pietra in lastre e cubetti, talvolta i ciottoli di fiume. Vi è però oggi una maggiore attenzione alle qualità dell’architettura tradizionale e ai materiali che vi appartengono.

Grazie anche alla definizione di buone prassi, a una valorizzazione e tutela degli elementi locali quali tasselli unici del paesaggio e della cultura locale, il laterizio torna progressivamente ad essere consapevolmente utilizzato quale elemento identitario del paesaggio.

Dalle corti chiuse, dove è elemento ricorrente, la pavimentazione in laterizio torna a informare gli spazi aperti pubblici, contribuendo ad attestare una nuova qualità urbana.

Il laterizio applicato in esterno, specialmente se impiegato quale calpestio per lo spazio pubblico, necessita di attenzioni particolari? Quali?

Seppure il laterizio possa essere visto come materiale più delicato e usurabile della pietra, lo trovo molto adatto per l’utilizzo in spazi pubblici soggetti a calpestio. Al fine di preservare la durata della pavimentazione si possono adottare alcuni accorgimenti, primo tra tutti il conferire alla superficie una corretta pendenza per lo smaltimento delle acque piovane al fine di evitare spiacevoli inconvenienti che possono dare origine a fenomeni di degrado o a chiazzature della superficie dovute alla formazione di sali. È bene che il giunto tra i laterizi sia ridotto al minimo, ma risulta anche importante dotare il pavimento di un buon fondo, al fine di evitare che il movimento tra gli elementi possa condurre a casi di sbeccatura. Risulta inoltre opportuno, per la garanzia di un buon risultato finale, sia qualitativo, sia estetico, definire in modo dettagliato già in fase di progetto la tipologia di posa e il disegno degli elementi laterizi.

Ci potrebbe descrivere sinteticamente il progetto per la riqualificazione della piazza Rissone? Sono state messe in opera specifiche scelte tecniche in relazione al laterizio?

Tra le richieste che erano state formulate per la nuova piazza vi era l’esigenza di realizzare una superficie che rimanesse stabile nel tempo, senza dare luogo a cedimenti del sottofondo. Si è così optato per l’esecuzione di un massetto cementizio armato con rete elettrosaldata, di spessore pari a 10 cm.

Su tale massetto si è effettuata la posa dei laterizi, previa stesa di un letto in sabbia avente spessore di circa 4-5 cm.

Per ragioni economiche, anziché utilizzare mattoni tradizionali posati di coltello a lisca di pesce, si è optato per l’adozione di liste di laterizio dette “bentagliati”, di dimensioni 6x6x18,5 cm, che hanno consentito di realizzare la medesima tipologia di posa in opera rimanendo nel limitato budget che era stato prefissato dall’Amministrazione comunale.

La predisposizione di un buon fondo di posa ha evitato possibili rotture degli elementi di laterizio, il cui spessore di pavimentazione era di 6 cm e non di 12 cm come quella di un tradizionale mattone posato di coltello.

In quale fase del progetto, anche considerando le fasi di concezione iniziale dello spazio pubblico, ha fatto il suo ingresso il laterizio?

Risulta sempre molto delicato operare la trasformazione di spazi urbani o comunque di spazi esterni, in quanto a tali interventi è demandato il compito d’innalzare la qualità del paesaggio urbano.Compito non facile in quanto è auspicabile che l’opera possieda qualità tali da rispettare il luogo e la sua storia, nonché favorire la riconnessione del tessuto edilizio ed essere capace di stabilire nuove possibilità di relazione anche con la vita sociale e civica della comunità locale. 

La memoria collettiva tramandava ancora il ricordo dell’antica superficie della piazza realizzata in mattoni laterizi, prima che le più impellenti esigenze della modernità ne cancellassero la particolarità, sostituendola con un anonimo manto in asfalto. Si sono poi reperite alcune immagini d’inizio secolo che hanno rivelato quale fosse l’aspetto effettivo della piazza all’inizio del XX secolo, che appariva pavimentata con una superficie uniforme in mattonato e un basso muretto, utilizzato quale seduta, che la separava dalla strada attigua. Si è così voluto mantenere il legame ancora esistente con il passato, riproponendo la riqualificazione della piazza con una pavimentazione in laterizio, tracciando un nuovo disegno che caratterizzasse la superficie e che ponesse in relazione la chiesa parrocchiale e il palazzo municipale, il cui fronte principale affaccia sul medesimo spazio.

Le fasce, realizzate con lastre di pietra di Luserna, il cui impiego è tipico dell’area piemontese, suddividono in campiture la superficie della piazza, contribuendo a movimentare lo spazio orizzontale.

Come si è comportato il materiale a più di dieci anni dal completamento dei lavori?

La piazza Rissone è un’area sostanzialmente pedonale e i veicoli vi hanno accesso solamente in particolari occasioni e cerimonie, significative per la comunità locale. In mancanza di rilevanti azioni meccaniche derivanti da un traffico veicolare che possa, soprattutto in fase di curvatura, sollecitare gli elementi in laterizio, la maggiore prevedibile causa di degrado potrebbe essere individuata nelle azioni disgregative delle basse temperature, vista anche la porosità insita nella natura del materiale. Durante la stagione invernale è frequente la permanenza di umidità o di neve sulla superficie, che possono favorire la scagliatura del laterizio a seguito del ciclo alternato di gelo e disgelo, seppure siano state impostate le pendenze utili a convogliare l’acqua piovana nelle griglie di scolo.

A distanza di un significativo lasso di tempo tale inconveniente non si è verificato e i laterizi si sono conservati sostanzialmente in buone condizioni. Tale circostanza si può addurre alla buona qualità del laterizio, anche derivante dalla qualità intrinseca dell’impasto e dalla tipologia di lavorazione in fase di produzione, che ha consentito al produttore di certificare il prodotto come antigelivo, assolvendo così anche a uno dei requisiti prestazionali che era stato richiesto in fase di progetto. 

Laterizio e contesto storico, contestuale impiego di laterizio e altri materiali, le paiono binomi possibili anche rivalutando a posteriori la sua esperienza di progetto?

L’esperienza della piazza Rissone a San Paolo Solbrito fu piuttosto innovativa per il territorio monferrino, con l’abbinamento del laterizio con la pietra sulla superficie di pavimentazione. In realtà tale binomio evoca uno dei più ricorrenti e maggiormente conosciuti archetipi del Monferrato, legato all’architettura antica. I paramenti murari delle innumerevoli pievi romaniche che impreziosiscono le colline di questo territorio, sono infatti connotati dall’utilizzo del laterizio, al quale è accostata la pietra tufacea, di colore tendente al giallo o al grigio a seconda delle zone. Seppure con una doverosa e necessaria traduzione contemporanea, credo si sia potuto operare un intervento assai coerente con la tradizione, nel pieno rispetto della storicità e dell’architettura del luogo, con positive ricadute sull’ambiente urbano. 

Alberto Ferraresi
Architetto, libero professionista